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CULTURA
Testamento biologico online
21 luglio 2008

Ho assistito con partecipazione alle ultime vicende riguardanti Eluana Englaro, alla sofferenza del papà, alle infinite polemiche che, in casi come questi, scoppiano toccando l'opinione pubblica e suscitando lunghe discussioni e prese di posizione varie: ho ascoltato, letto, girovagato qua e là per internet per cercare di farmi un' idea un pò più completa a riguardo nella piena consapevolezza di quanto possa essere devastato e provato il cuore di un padre che vede la figlia in tali condizioni, ma allo stesso tempo convinto, riprendendo le parole della recente lettera di Celentano al Corsera, che sia importante non appiattire il dubbio, anzi generarlo soprattutto quando si pensa di avere solo certezze, oppure risulta essere la strada più semplice da seguire o per sofferenza o per battaglie più ideologiche e spesso strumentali.
Stasera leggendo le notizie sul Corsera ho appreso la nuova notizia riguardante un malato di sclerosi laterale amiotrofica, Paolo Ravasin, che ha deciso di rendere pubblico online il proprio testamento biologico scrivendo che, nel caso non dovesse più avere facoltà di mangiare e di bere e inoltre, nel caso in cui dovessero pervenire incapacità di esprimere la sua volontà, rifiuterebbe ogni cura ed intervento artificiale in sostituzione di modalità naturali (qui).
La notizia ha suscitato in me qualche riflessione: perchè, mi chiedo, un tale risalto mediatico per taluni casi e sempre meno per altri, quali, per esempio, quello di Salvatore Crisafulli?Perchè si ascoltano le argomentazioni di chi è dichiaratamente schierato a favore dell'eutanasia e mai quelle di chi invece vive per difendere la vita fino all'ultimo, nella piena consapevolezza che essa è e resta una lotta in cui siamo perdenti, ma comunque ha una sua dignità anche su di una sedia a rotelle, anche comunicando solo con gli occhi, per mezzo di un computer, immobili per sempre?
Inoltre viene richiamata anche una sensibilità da parte della politica: perchè? Per difendere che tipo di libertà? Una libertà che oggi considera "terminale" un determinato grado della malattia e domani ne considererà un altro ed un altro ancora? Oppure la libertà di chi si vuole togliere la vita e quindi può farlo senza alcuna ingerenza?
E' strano come nessuno affili le armi contro chi interviene e spesso salvi chi sceglie di metter fine alla propria vita nei più svariati modi...In fondo non è la stessa cosa?Oppure la sofferenza fisica ha più importanza di quella psichica? In fondo si poteva lasciare sul selciato Gianluca Pessotto quando si gettò dal terrazzo del suo ufficio, era una sua decisione presa con coscienza e libertà, perchè opporsi?
E' allucinante quanto, pur di dare libero sfogo alle proprie mire ideologiche, si riesca a tacere su quello che è veramente la realtà: sono d'accordo, lasciamo morire chi lo desidera o lo sceglie in piena libertà, ma facciamolo con tutti, con chiunque lo decida, non solo perchè su di un letto immobilizzato ma anche perchè depresso, perchè sconfortato, perchè povero, perchè solo...So che la mia è una provocazione forte: ma ho sentito di farla perchè credo che il problema non sia solo la sofferenza quanto piuttosto l'incapacità sempre più preoccupante dell'uomo di non sapersi rapportare con essa, di non saper parlare la lingua di chi soffre e di non saper trovare il modo di rapportarsi con essa.

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