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POLITICA
Nichi Vendola e la ricerca di un terreno d'incontro
24 luglio 2008

Il Governatore della Puglia, ora impegnato nella complicata e ambiziosa sfida per la leadership di Rifondazione Comunista, è un personaggio che mi piace, ammiro e penso che in ottica futura possa dare un grande contributo alla politica nazionale, nonostante il gran lavoro che già sta svolgendo nella sua terra.
Un politico pratico e concreto, lontano dalle ideologie che spesso hanno attanagliato e bloccato il lavoro della sua parte politica, e grande uomo di cultura e dalle ampie vedute.
Proprio ieri leggevo un'intevista rilasciata al Corriere della Sera sul tema del federalismo e dalla quale ho tratto spunti interessanti anche aldilà del particolare tema su cui il giornalista aveva incentrato il colloquio
Riporto in seguito parti di essa dalle quali, spero, possano venir fuori spunti per un dialogo costruttivo, perchè a mio modo di vedere sono pensieri di tutti, o che dovrebbero essere di tutti, e non solo di una o l'altra parte politica.
"Certo che voglio vedere il gioco leghista!Non sto qui a dire: c'è stata la riforma del Titolo V, è nel programma di governo, ormai lo dobbiamo fare per forza, quindi mi faccio il segno della croce e speriamo bene di limitare i danni. Il Sud deve avere ambizioni e pensieri lunghi. Raccogliere e anzi lanciare la sfida. Perciò io la accetto, e ciascuno faccia fino in fondo la sua parte.
Presidente, Calderoli dice di aver ricevuto da lei "ampi assensi" sul federalismo.
"Dico che il federalismo non si può fare con il calcolatore. Non ha senso che ad ogni ipotesi ciascumo passi subito alla simulazione, al calcolo di vantaggi e svantaggi. O il federalismo diventa una sfida molto alta, oppure non si va da nessuna parte.
Dice di essere pronto a sedersi al tavolo con Calderoli. Non teme nel suo partito possano contestarla?
"Ma io non propongo una resa. Sto proponendo di giocare all'attacco. Per esempio, dirò a Tremonti che non può chiedere di parlare con noi di federalismo e insieme commissariare le Regioni rastrellando i fondi della spesa comunitaria. Il federalismo comporta coerenza.
Già, ma in che modo?
"Per il Mezzogiorno può essere un'occasione straordinaria di mettere a tema la "questione meriodionale". Di guardare con spietatezza a noi stessi ma anche raccontare i nostri talenti e successi. La leva fiscale non può essere l'unico parametro. La Puglia, ad esempio, consuma meno del 20 per cento dell'energia che produce. Oltre l'80 lo dà al Paese. Esiste un livello in cui questo ingrediente sia valutato come merita?E ancora: la spesa pubblica..."
Bel problema...
"Si ma non si può parlare con formule esoteriche e ridondanti. Magari indicando la voragine della spesa sanitaria, come se non fosse sottoposta all'aumento dei costi delle tecnologie, del personale..Il rischio è una logica dei tagli che non riduce nè gli sprechi nè la corruzione, ma diritti e servizi.
Pone delle condizioni?
Dei tabù, piuttosto:unitarietà del sistema scolastico, sanitario, socio-assistenziale, dei trasporti pubblici locali...Velocità diverse sarebbero inconcepibili, l'inizio della disoluzione del Paese.
Quindi?
"C'è bisogno di una discussione seria. Puntiamo all'idea difficilissima di una nuova convivenza, di un patto per il futuro dell'Italia. Responsabilizzazione dei territori e solidarietà nazionale sono le due gambe su cui il federalismo può camminare. E l'invocazione di un livello più alto non è una clausola di stile. Compromessi al ribasso sarebbero spazzati via"

Leggendo l'intervista mi sono tornate alla mente diverse immagini del recente passato di contrapposizione ferrea, per esempio, proprio sul tema del federalismo, tra le opposte fazioni politiche: ricordo i manifesti di Rifondazione contro il federalismo dipinto come un male proprio per il Sud o dall'altra parte invettive perenni a danno del Meridione che intravedevano il federalismo come unica soluzione possibile.
E' una forma di dire comune quella di intravedere la soluzione tra due contendenti sempre nel mezzo; peccato però che tale formula, nel dibattito politico sia in Parlamento che nella società civile, venga spesso disattesa o dimenticata.
O forse, questo viene trasmesso a noi elettori che frequentemente poi ci agitiamo, infervoriamo, scontriamo tra noi a difesa di una o l'altra teoria: a volte, mi sembra, di essere proprio dentro un "giochino" creato ad hoc per mantenere una situazione di forte contrapposizione che permette di avere ancora maggior potere alle poche persone che lo hanno. Perchè sia ben chiaro che è proprio la mancanza di convivenza e di comunione tra la gente, la contrapposizione ideologica e strumentale a fare in modo che alla fine in pochi decidano e lo facciano secondo i propri interessi.
Credo invece che interviste come questa non debbano essere relegate in fondo alla dodicesima pagina del Corriere della Sera, ma essere messe in primo piano, dar loro la maggior esposizione possibile per trasmettere a chi legge valori importanti sulle cui basi dar vita a nuove strutture di convivenza, di dialogo e di confronto.
Saper guardare con spietatezza a noi stessi sapendo allo stesso tempo raccontare anche dei nostri successi dimostra un attaccamento al proprio territorio che si traduce in amore e in passione, in impegno concreto a limarne i difetti e incentivarne i pregi: ad un Sud spesso preda di rassegnazione e ripiegamento su se stesso servono persone che sappiano dare speranza, fiducia e queste si possono trovare solo nel coraggio di saper rendere visibile tutta la realtà positiva o negativa che essa sia.
Avere speranza non vuol dire essere idealisti, presentare un elisir di felicità, quanto piuttosto avere mire alte, saper dare obiettivi forti e concreti, avere ambizioni e pensieri lunghi nel tempo e non dalla facile soluzione; vuol dire essere aperti al confronto, prendere le provocazioni altrui come una spinta al nostro risveglio e quindi alla nostra capacità e volontà di sederci ad un tavolo per trattare, discutere cercare insieme una soluzione comune e soddisfacente al problema che via via viene posto.
Penso che bisogna avere coraggio; coraggio di andare a cercare aldilà del muro delle urla e degli insulti, delle ripicche e delle ostruzioni, del non dialogo e dei banchi vuoti le testimonianze di personaggi che ci sono, sono presenti, danno lustro e presenza nel tessuto sociale, ma purtroppo vengono adombrati da un'informazione che apprezza molto di più ciò che è più facile, che vende di più oggi e chi se ne frega se domani servirà dire qualcosa di diametralmente opposto.
Proprio Nichi Vendola, non meno di un anno fa, scrisse queste parole:
"la legalità è il contrario delle rincorse emergenziali e degli stati di "eccitazione", non puoi impastarla con la farina del diavolo pensando che venga un buon pane. Se questi pensieri mi fanno essere inadeguato alle funzioni di governo, poco male"
Direi che l'impegno è proprio quello di andare più in profondità di quello che ci viene presentato e fare in modo così di essere noi per primi, con il nostro libero consenso, a fare in modo che ad avere consenso sia chi non presenta solo formule esoteriche e ridondanti.

POLITICA
Il "modello Roma": meglio apparire che fare!!!
8 luglio 2008

Tempo fa, a pochi giorni dai risultati delle primarie del PD, mi ritrovai a discutere con un amico riguardo alla personalità politica di Walter Veltroni che ritenevo essere molto ispirata sotto il punto di vista dell'immagine e della comunicazione, ma non altrattanto per ciò che riguarda una concreta attività amministrativa: portavo a sostegno delle mie tesi le tante esperienze che giornalmente vivo in città, dal malfunzionamento di tutti i tipi di servizi alle zone sempre più vaste dimenticate e prese d'assalto dalla criminalità, dal traffico perenne e costante alla mancanza di criteri logici per vivere dignitosamente in centro senza trascorrere ore intere all'interno di un'automobile per percorrere 10 km, per passare poi a tutte quelle iniziative che a livello mediatico hanno dato lustro e attenzioni alla città, quali Notte bianca, festival del cinema, dimenticando però che forse sarebbe meglio venissero supportate da adeguati servizi indirizzati anche e soprattutto al benessere quotidiano dei cittadini che ci vivono.
Di rimando il mio amico invece ci teneva a mettere in luce i risultati ottenuti dall'amministrazione veltroniana, soprattutto in materia di PIL, su valori da vera e propria locomotiva d'Italia: ricordo benissimo che a tal proposito la città era stata tappezzata da migliaia di manifesti che nel riprotare queste cifre e percentuali, enfatizzava un "modello Roma" da esportare in Italia e in Europa.
Sono passati dei mesi da quella chiacchierata, ci sono state le elezioni sia nazionali che comunali con profondi mutamenti nel panorama politico italiano: Veltroni ha lasciato il Campidoglio per presentarsi candidato premier del PD e Alemanno nella sifda con Rutelli ha, per la prima volta nella storia, dato la città Eterna in mano al centrodestra.
Dopo un primo periodo di aperture al dialogo e proposte per una nuova stagione politica italiana i fatti sono precipitati: dalla politica nazionale, fino a quella locale, le accuse sono rimbalzate senza soluzione di continuità, rigettando il Paese nello sterile campo della polemica e della retorica, proprio quell'ambito assai fruttuoso nel riuscire ad allontanare la gente comune dalla politica, dalla partecipazione e dall'interesse per un bene di tutti.
E Roma, purtroppo, non ne è stata immune: il sindaco attuale ha denunciato un buco finanziario che si aggira tra i 9 e i 13 miliardi di euro annunciando tagli proprio nei settori tanti cari all'ex-sindaco (Notte Bianca su tutti), e Veltroni ha risposto affermando che questo non è vero, e anzi, dando la sua versione dei fatti attraverso l'analisi dei conti sia all'intero del comune che in relazione ai dati nazionali.
Leggevo questi botta e risposta e ridevo nel constatare come siano proprio queste cose ad allontanare la gente dalla politica: come si fa a spiegare e nello stesso tempo a far capire quale sia la verità? O meglio, il punto di vista "migliore"?
Non si può e la gente continua e continuerà a farsi un'idea solo guardando e vivendo la propria città con tutti i suoi mafunzionamenti, le sue attese e l'inefficacia dei servizi che quando presenti sono spesso inutili e "sbagliati": sapere se il buco c'è o non c'è purtroppo non ci è dato sapere, qualcuno dice che è meno, qualcuno dice che è di più, l'unica certezze è la sua presenza che, da semplice cittadino quale sono, mi porta ad affermare che il tanto esaltato modello Roma è defunto, o meglio, non è mai stato presente se non nella mente di alcuni che della demagogia e della retorica hanno fatto il cavallo di battaglia delle proprie amministrazioni.
E con questo il mio non vuole essere un attacco, nè tanto meno uan difesa per chi adesso è presente: voglio soltanto mettere in luce come da un lato e l'altro affidarsi alle parole e ai proclami, alle statistiche e alle percentuali, ai confronti e alle dietrologie è il modo migliore per non fare nulla e per coprire le proprie inadempienze o incapacità con il velo della polemica, dello scontro e dell'ipocrisia.
Io credo che la politica sia altro, sia vole fare, sia impegno, sia fatti piuttosto che parole, sia umiltà e soprattutto sia servizio piuttosto che immagine e consenso: credo da questi presupposti non ci si possa scostare e, nello specifico caso di Roma, evitare di dare colpe al passato, come al contempo di esaltarlo tramite modelli quantomeno distorti, fondamentale per contribuire veramente affinchè questa torni ad essere una città di tutti, accogliente, aperta, moderna per chi ci vive come per chi giornalmente ci viene per visitarla o per lavorarci.


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permalink | inviato da Andrzej il 8/7/2008 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
POLITICA
Autorità, autorevolezza, autoritarismo
1 luglio 2008
Lo scorso weekend si è svolto a Piacenza il secondo Festival delle idee, promosso dall'associazione trecentosessanta, con un tema all'ordine del giorno molto interessante soprattutto in questo determinato momento storico che stiamo vivendo, nel nostro Paese, dove da un lato chi decide e sceglie viene dipinto come un razzista o un dittatore, dall'altro chi ha voglia di fare troppo spesso scivola in un autoritarismo pieno in cui, dissociandosi da ogni spunto esterno e bandendo ogni forma di dialogo, si va vanti per la propria strada alla ricerca di consensi o di gloria personale.
Come sempre la strada giusta si trova a metà e come sempre per trovare un punto di incontro è necessario che qualcuno si muova, nella piena conspaevolezza che per giungere al bene è necessario sempre sacrificare qualcosa di personale per fare spazio all'altro, che sia esso una persona, un consiglio, una proposta.
C'è da dire che l'esempio che ci proviene dalla politica non è certamente dei migliori: per qualche settimana si è cavalcata l'onda del dialogo, la campagna elettorale ultima ha basato molti dei suoi interventi da una e l'altra parte proprio su questi temi, ma, alla prova finale, quando gli interessi si sono stretti acco pronta la spaccatura, ognuno è tornato sulle proprie posizioni, dando la sensazione di una ennesima legislatura che andrà avanti per la sua strada, forte dei numeri a disposizione, ma totalmente distante da un clima sereno e soprattutto costruttivo.
Per fortuna c'è gente che ha a cuore il bene generale e il tema toccato è sicuramente pertinente: cosa vogliamo intendere per autorità?Mi sembrano importanti alcuni punti toccati, un pò appresi dalle varie testimonianze, un pò da chi ha avuto la fortuna di parteciparvi:
- viene meno quando si fugge dal senso dello Stato, dallo spirito di servizio e dalla tutela dell'interesse generale;
- deve saper disciplinare, cioè esprimere credibilità e autorevolezza in ogni ambito comunitario sia esso familiare, politico, scolastico, attraverso regole chiare, limpide e uguali per tutti:
- deve saper decidere, questo perchè solo decidendo si può fare e solo facendo si può eventualmente correggersi e migliorarsi.
Mi tornano in mente le parole di Z. Baumann che parlando di società postmoderna la definisce "liquida" , una "società liquido-moderna in quanto le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo": credo che la politica, proprio in questo apsetto, debba essere in grado di dare delle risposte concrete, capaci di definire una rotta comune sulla quale navigare tutt insieme, facendo sapiente uso delle facoltà creative di ognuno, tramite proposte, interventi, conclusioni comuni che trovino un punto di contatto nel dialogo e nel confronto.

POLITICA
Caso PIVA: il dialogo sembra essere più una colpa che un obiettivo
20 maggio 2008


Su uno dei libri di Giampaolo Pansa, giornalista e scrittore di grande successo, personalità di spicco della sinistra italiana, si conclude il riassunto di presentazione della storia che si appresta a raccontare con le seguenti parole:"Ben vengano le polemiche e gli anatemi. Se la verità non fa male, che verità è?"
Nel leggere queste parole, come del resto anche i libri da lui stesso scritti in cui emerge la capacità di smarcarsi da certe dinamiche di partito, con l'intento di essere promotore di una memoria condivisa nella quale la sinistra potesse avere un ruolo di reale protagonista senza scheletri nell'armadio e assordanti silenzi, ho ricollegato fatti degli ultimi giorni che attestano quanto sia ancora ardua la strada per il dialogo e il confronto, al di fuori delle logiche di partito e ideologiche.
Il caso è quello sollevato da un articolo di Edoardo Sassi per il Corriere della Sera nel quale veniva riportata una presunta chiacchierata di Amedeo Piva con alcuni suoi collaboratori al tavolo di una trattoria romana: viene accusato lo stesso di essere una banderuola, di anteporre gli interessi personali a quelli collettivi, di strizzare l'occhio al nuovo sindaco di Roma per un posto di prestigio nel nuovo organigramma comunale.
La cosa grave è che le accuse provengono proprio da influenti esponenti del PD, partito di provenienza di Piva, i quali invitano le alte dirigenze ad una espulsione repentina dello stesso, in quanto macchiato del male più grosso per certi gerarchi della nostra sinistra: contatti con il nuovo sindaco, un esponente di destra e quindi essere ignobile.
La vicenda ruota tutta intorno al convegno promosso da Praxis una decina di giorni fa, associazione da lui stesso fondata di politica e territorio, con il titolo, un po' provocatorio “I poveri a destra?”: bene, l'errore imperdonabile,secondo tali persone, è stato quello di invitare anche il neo-sindaco per un confronto e un dialogo su di un tema tanto importante quanto “interclassista” nell'ottica degli organizzatori, mentre solo per “inciuci” di potere, secondo l'ottica degli accusatori.
Ricordo, ero presente, una frase di Roma, presidente del Censis, anch'esso presente al convegno che ricordava come “il vero problema non è tanto per chi hanno votato i poveri, ma se si sta facendo la lotta alla povertà”: lo stesso Piva invitando a “ripensare a interventi concreti” si metteva sulla stessa lunghezza d'onda di Letta che evidenziava “una nuova stagione in cui le idee hanno valore diverso rispetto a prima” e di Alemanno per il quale “ci sono valori di fondo che non sono né di destra né di sinistra, ma appartengono al nostro destino comune di persone, al bene comune, alla comunità nazionale”.
E non è un'assurdità pensare di potersi incontrare su di un tema come la povertà soprattutto evidenziando da un lato l'impegno di Piva nel sociale, dall'altro l'estrazione culturale del sindaco di Roma che all'interno di Alleanza Nazionale ha sempre portato avanti ideali e principi della destra sociale vicini, più di quanto possa sembrare ai soliti denigratori, a quelli di sinistra.
E' ovvio che la vicenda abbia dello scandaloso perchè si pone in contrasto con l'indirizzo, voluto proprio all'interno del PD, di aprire una nuova stagione incentrata sul dialogo, l'apertura nei confronti dell'avversario e il confronto; c'è purtroppo chi ancora ragiona su vecchi schemi, “chi della politica ha fatto un mestiere, della denigrazione uno strumento, della malizia un pugnale” e che preferisce lo scontro a tutto campo, guardando con prevenzione e sospetto tutto ciò che invece può significare solo un impegno maggiore a favore della cittadinanza, del bene comune, dell'interesse di tutti, di una politica del fare piuttosto che del conservare e del cancellare tutte le volte che qualcuno prova a rompere qualche steccato.
La sua era la proposta di una nuova struttura con la funzione di “garante alle nuove cittadinanze” peraltro presente in tutte le maggiori città europee, per la quale, viste le competenze, si era offerto, se ci fosse stata larga maggioranza, per ricoprire il ruolo di responsabile: io penso che sarebbe stato (speriamo ci siano ancora i margini) un bel segnale sia da parte del nuovo sindaco, capace di guardare oltre le semplici dinamiche partitiche, sia da parte dell'opposizione che, su un tema tanto “globale”, metteva a disposizione le proprie competenze per giungere a soluzioni non favorevoli ad una parte della cittadinanza, ma a tutti, impegno che dovrebbe essere di tutti e non solo di alcuni.
Leggevo su qualche blog frasi del tipo “una politica piena di buone intenzioni e di parole, ma falsa, ipocrita, pronta a sfruttare l'argomento del giorno, poco importa se si tratta di poveri e disgraziati”: chissà, forse per codesti “santoni” è meglio continuare a chiedersi perchè la Lega ha preso tutti quei voti e come mai i partiti della sinistra abbiano ricevuto una tale sconfitta, piuttosto che rimboccarsi le maniche, lavorare, proporre e mettere da parte la retorica e le belle parole prive di concretezza.
Gli strumenti sono sempre i soliti: qualcuno si “permette” di pensare con la propria testa e non con quella dei “capetti”, si cavalcano le illazioni di un giornalista a cui è stato “commissionato” un articolo e la frittata è fatta: tanto alla fine l'importante è denigrare e distruggere il personaggio.
Corsi e ricorsi storici che si ripetono con drammatica periodicità nella nostra storia italiana.
Per fortuna c'è gente brava e seria che, pur tra mille difficoltà, riesce ad uscire da queste dinamiche dando un barlume di speranza per un futuro migliore dove la politica sia una responsabilità quotidiana e non, sempre e comunque, cieca ortodossia ad un clan.

POLITICA
I POVERI A DESTRA?
15 maggio 2008

 Si è svolto ieri un incontro molto stimolante promosso da Praxis (scuola di politica e territorio) a cui hanno partecipato Giuseppe Roma (direttore Censis), Enrico Letta e Gianni Alemanno per un'analisi più approfondita sui risultati elettorali e cercare nuovi spunti di riflessione per il futuro.
Praxis è una scuola di politica e territorio nata 5 anni fa da un'idea di Amedeo Piva, assessore per 7 anni alle politiche sociali della giunta Rutelli, con l'obiettivo di sviluppare un pensiero politico concreto e legato al territorio e ridare forma e vita ad una sana e concreta partecipazione civica: il metodo, molto semplice, si è sempre sviluppato su un richiamo alle riflessioni di importanti personaggi del passato, una comparazione con le vicende attuali e infine la proposta di ipotesi di lavoro per un buon governo.
L'incontro svoltosi ieri, nella Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale, si proponeva l'obiettivo di fare una panoramica del voto espresso dagli italiani nell'ultima tornata elettorale, cercando di mettere in evidenza spunti necessari a sviluppare una nuova fase politica che, in contrapposizione a quella appena conclusa, ponga le basi per andare incontro al futuro con maggior speranza e fiducia.
Nell'intervento di Giuseppe Roma che a grosse linee ha cercato di presentare l'ultima ricerca condotta dal Censis, sono emersi risultati importanti e in un certo senso in contrapposizione a quello che i media hanno cercato di tramsetterci: c'è stato un forte declino degli ideali e valori come ragione del voto, circa il 4,6 % rispetto al 2006, mentre al contrario sono salite le motivazioni pragmatiche, la richiesta di scelte precise e concrete, soprattutto da parte del mondo giovanile. Inoltre è stato messo in risalto come ad un'ubiracatura di localismo, segno di come sia forte la richeista di visibilità territoriale e dei problemi ad esso annessi, ci sia stata anche una forte richiesta di ridistribuzione di poteri tra le istituzioni privilegiando il ruolo dello Stato centrale per assicurare equilibrio tra le varie parti del Paese. Dalla "morte" delle ideologie viene fuori così una nuova dinamicità che porta a non considerare il voto di interi ceti di massa, statico e legato ad entità superiori (destra o sinistra), ma piuttosto a porre l'attenzione sulla "massa dei ceti" cioè sulla particolarità sempre più presente nella società non più controllabile e che quindi richiede una maggiore attenzione ed un maggior impegno.
Su questa linea anche l'intervento di Enrico Letta che riporta alla caduta del muro di Berlino la fine delle ideologie in gran parte dei Paesi occidentali, eccezion fatta per l'Italia dove invece si è passati ad una fase di transizione in cui surrogati ideologici - berlusconismo e antiberlusconismo - hanno immoblizzato il Paese sulle questioni urgenti di riforme e sviluppo. Sottolinea inoltre, come il nostro sia un Paese dai forti squilibri che riassume principalemente in 4 aree: geografici (nord e sud), di reddito, generazionale (popolazione sempre più vecchia) e tra uomo e donna....Su queste tematiche il nuovo percorso politico dovrà conforntarsi dando risposte chiare e concrete.
Infine Alemanno che ha sottolineato come ormai le etichette destra e sinistra non abbiano più senso, sono finite le ideologie, ma bisogna fare riferimento a valori di fondo prerogativa non solo di uno o dell'altro, ma del bene comune: entrambi gli schieramenti debbono essere interclassisti perchè ormai non è più vero che i ricchi votano solo a destra e i poveri solo a sinistra.
E' stato interessante partecipare al convegno perchè credo abbia messo in risalto spunti decisivi per la prossima stagione politica: è necessario uscir fuori da quei presupposti vivi nel secolo scorso ma che oggi non hanno più senso, la sfida che porta con se la globalizzazione, con tutti i risvolti positivi e negativi che essa ha, è una sfida che tocca tutti, senza distinzione alcuna, ed è necessario che tutti cerchino le risposte migliori per il bene di tutti e non più soltanto di uno o l'altro ceto sociale.
L'Italia, nella sua particolarità, dettata dalla posizione geografica, dalla storia e dalla cultura in cui si è formata, può essere un esempio, una locomotiva trainante all'interno dell'Unione Europea, nel riuscire a conciliare in armonioso equilibrio la particolarità del territorio con l'interesse generale, sprigionando quel principio di sussidiarietà che proprio in un contesto piccolo e coeso può dispiegarsi al meglio: nell'inserire la frammentazione, il campanilismo, il particolarismo in un contesto più ampio di pluralismo, identità, vocazione comunitaria, è la nuova sfida a cui tutti siano chiamati per dare il via ad un percorso "italiano" per la modernizzazione.

POLITICA
Aldo Moro e Peppino Impastato: per non dimenticare
9 maggio 2008




Oggi 9 maggio 2008 si commemora il trentennale della morte di due personaggi che, con modalità diverse, hanno reso servizio all'Italia, morendo per aver difeso fino all'estremo gli innegabili valori di libertà e legalità democratica: due morti assurde, due obiettivi da eliminare in quanto scomodi perchè promotori di percorsi politici, stili di vita, battaglie su più fronti combattute contro il terrorismo, la lotta per la sovversione dello Stato, l'illegalità, l'omertà, il silenzio.
Due vicende in apparenza diverse, ma con un elemento in comune, in quanto entrambe segno di un attacco frontale e diretto a quei valori che un Stato democratico incarna, quali la legalità, la giustizia, il confronto e che organizzazioni di matrice ideologica o mafiosa hanno cercato e continuano a farlo, diffondendo un clima di terrore, paura e angoscia.
Uno è Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana sequestrato in un agguato che vide morire l'intera scorta a suo seguito il 16 marzo 1978 terminato, dopo una lunga agonia tra comunicati e ultimatum, nel ritrovamento del suo corpo senza vita nel bagagliaio di una Renault parcheggiata all'angolo di Via delle Botteghe Oscure con Via Caetani: uomo di spicco capace più di altri di percepire le istanze provenienti dalla società, le richieste di rinnovamento e consolidamento della nostra democrazia atte a mettere da parte le lotte ideologiche e terroristiche di quegli anni, fu considerato dalle Brigate Rosse la vittima ideale, l'obiettivo da centrare nella lotta per destabilizzare lo stato repubblicano.
L'altro Peppino Impastato, siciliano, figlio di una famiglia ampiamente inserita negli ambienti mafiosi locali dalla quale fin da subito decide di distaccarsi mettendosi in aperta contrapposizione allo status quo fatto di silenzi ed omertà in cui era inserito: tra le numerose iniziative la fondazione di Radio Aut 
un'emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale e la candidatura per le elezioni del suo paese del 1978 a cui non riesce ad arrivare per l'assasinio che subisce il 9 maggio dello stesso anno, dilaniato da una scarica di tritolo.
La memoria non può essere dimenticata, perchè ciò che è accaduto e le lunghe battaglie sostenute per eliminare tali piaghe dal nostro Paese hanno raggiunto innumerevoli risultati ma non sono ancora state vinte; proprio per questo accolgo con estremo piacere l'istituzione della Giornata della memoria che da quest'anno verrà commemorata ogni anno in questo giorno, perchè proprio dal passato possano quotidianamente riemergere le giuste risposte da contrapporre ai rigurgiti di terrore che ancora oggi viviamo.
Riprendendo le parole del presidente della Repubblica Napolitano, "o
ccorre opporre a questo pericoloso fermentare di rigurgiti terroristici la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale, religiosa, delle regole democratiche, dei principi, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana. E occorre ribadire e rafforzare, senza ambiguità, un limite assoluto, da non oltrepassare qualunque motivazione si possa invocare : il limite del rispetto della legalità, non essendo tollerabile che anche muovendo da iniziative di libero dissenso e contestazione si varchi il confine che le separa da un illegalismo sistematico e aggressivo": occorre, mi permetto di aggiungere, che si riesca tutti insieme ad opporsi a tale cultura, senza se e senza ma, consapevoli che il giusto distacco da chi dell'odio e della contrapposizione violenza fa il motivo della propria azione, è fondamento necessario per un unità di tutta la popolazione sotto i valori della giustizia e della legalità.
Non ci possono essere divisioni e prese di posizione di parte, e non sono ammissibili giustificazioni di parte e riabilitazioni morali per gente che si macchia e si è macchiata di tali atrocità: il male va condannato, in tutte le sue forme, perchè senza una partecipazione totale non si creerà mai una nuova società, ma si "evocherà soltanto un più sofisticato sintomo di miglioramento" (M.L.King).

discorso Napolitano per Giornata della memoria 9 maggio 2008

POLITICA
Alemanno è il nuovo sindaco di Roma
28 aprile 2008



La tornata "supplementare" delle elezioni svoltesi 15 giorni fa ha dato i suoi definitivi risultati con un risultato sorprendente proprio nella Capitale dove per 15 anni c'era stato un dominio incontrastato del centro-sinistra: vince Alemanno, con 7 punti di vantaggio su Rutelli, aprendo una nuova stagione nella storia della Città Eterna.
Il candidato del Pdl è riuscito in un'impresa che in molti vedevano come impossibile e che già in passato, nel 2006, lo aveva visto mestamente soccombere allo strapotere dell'altro candidato Walter Veltroni; non si può nascondere l'importanza dell'evento e neanche ridurre un tale esito alla disputa sulla sicurezza, come più volte ha sottolineato lo sfidante sconfitto.
E' chiaro che un tema simile renda sensibile gran parte della popolazione, soprattutto in una grande città come Roma, ancora troppo dimenticata e sola in vastissime zone, ma più che strumentalizzazione da parte del Pdl, sarebbe più corretto interrogarsi, da parte del Pd, sulle mancanze degli ultimi anni che hanno portato ad una tale situazione.
E' probabile che Alemanno abbia saputo avvicinare maggiormente la gente rispetto al suo avversario più occupato a circondarsi di gente dello spettacolo e dello sport, ma che purtroppo viene vista troppo lontana dalla gente comune di tutti i giorni, da chi vive di stenti e sacrifici perchè non riesce ad arrivare alla fine del mese: Roma, grande città e ricca di fascino e di storia, ha bisogno di essere valorizzata, ma allo stesso tempo di essere ascoltata perchè "bisognosa" di vivibilità, in primis, per chi giornalmente la vive e troppo spesso si trova in un labirinto dal quale sembra impossibile uscire.
Credo che su tutto sia necessario investire sulla sicurezza perchè vivere con la paura rende la città un bunker nel quale diventa sempre più difficile l'incontro e la reciprocità con l'altro; i trasporti e la mobilità non possono più essere rimandati, perchè una grande città non può condannare i suoi cittadini ad interminabili ore di fila che alienano le persone privandole di momenti importanti da vivere in famiglia o impegnati in altre attività; la sussidiarietà da porre a fondamento di ogni decisione politica, perchè diventi il fiore all'occhiello di una città che nel corso dei millenni ha visto sulle sue strade incontrarsi persone, culture, educazioni diverse, ma tutte importanti nella crescita e nello sviluppo del suo spirito.
Personalmente sono sempre a favore dell'alternanza, perchè credo sia fondamentale per non dar vita a roccaforti di potere, e per rendere più vitale e "giovane" l'azione politica; inoltre mi sento in particolare sintonia con il primo discorso del neo-sindaco che, nel commentare la vittoria, ha invitato tutti alla sobrietà e non ostentazione della vittoria: è un indirizzo importante, in contrapposizione ad una politica dell'immagine e narcisistica, ma troppo spesso evanescente e retorica, che sottolinea il temperamento di un uomo pratico, concreto e coraggioso, desideroso di porre i fatti prima delle parole, e dare conferma con essi al largo consenso ricevuto.
Roma ha bisogno di concretezza, di azioni ponderate ma anche decise e chissà che non parta proprio da qui un'opera di rinnovamento dell'azione politica che sappia mettersi in gioco, lavorare, impegnarsi, analizzare con lucidità la realtà, mettendo da parte l'immagine, cui per ovvi motivi la città si presta ad avere, ma che non basta più perchè desiderosa di concretezza e di un benessere che tocchi tutte le classi sociali senza alcun tipo di distrinzione.
Questo è l'augurio che faccio a Gianni Alemanno!!!

POLITICA
Riflessioni dopo il 25 aprile
26 aprile 2008

"Sappiamo quel che significa per l'Italia la data del 25 aprile : essa segna la liberazione piena del paese dalla dittatura e dall'occupazione straniera, la riconquista su tutto il territorio nazionale di una condizione di libertà, unità e d'indipendenza. Ma dobbiamo ogni volta sentirci impegnati a trasmettere nella sua interezza, a ripercorrere nella sua complessità, l'esperienza vissuta nel drammatico periodo in cui "l'Italia era tagliata in due" : esperienza tradottasi in una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico. Questo fu la Resistenza, dai primi giorni seguiti alla firma dell'armistizio e al crollo dell'8 settembre 1943 fino ai gloriosi momenti conclusivi della liberazione delle nostre città e della nostra terra. Ed essa non può perciò appartenere solo a una parte della nazione, ma deve porsi al centro di uno sforzo volto a "ricomporre, in spirito di verità" - come dissi nel mio primo messaggio al Parlamento - "la storia della nostra Repubblica".
(Giorgio Napolitano)

Anche quest'anno il 63esimo anniversario della Liberazione non si è fatto mancare proprio nulla, come da tradizione, in un'Italia ancora lontana da sentimenti di pacificazione e serenità riguardo al suo passato, figuriamoci quindi sul presente e, in prospettiva, sul futuro: dichiarazioni polemiche tra le parti politiche, solite rivendicazioni di paternità riguardo la Resistenza, fascismi contro comunismi, accuse di ogni genere...Insomma un 25 aprile nella norma e che, in un solo giorno, riesce sempre a riassumere tutto quello che oggi è la storia del nostro Paese ancora ricca di troppe tensioni e troppe oscurità che sicuramente contribuiscono poco ad un clima sereno nell'affrontare le grosse sfide alle quali tutti siamo chiamati.
Quest'anno poi, come ciliegina sulla torta, anche la seconda edizione del V-day, tanto per dispensare qua e là qualche vaffa in più, per urlare, gridare, insultare, accusare e poi concretamente fare poco e niente: a parte l'evento in se, che comunque meriterebbe una riflessione più approfondita, mi chiedo, è mai possibile che non c'era altra data da scegliere? Era necessario rendere equiparare due momenti tanto lontani dal punto di vista culturale?
Trovo spiacevole, ogni anno, respirare questo clima, leggere i giornali, ascoltare la televisione, navigare su internet e trovare sempre le solite notizie, percepire un sistematico muro contro muro in un momento in cui, al contrario, tutti dovremmo sentirci uniti nel commemorare un momento tanto importante per il bene del nostro Paese e quindi di tutta la comunità: accuse di revisionismo, parti di storia cancellate dalla memoria di tutti quasi che ci siano italiani di serie A e italiani di serie B, uso strumentale di un determinato periodo storico per legimittare al meglio le proprie ambizioni e le proprie ideologie...Insomma, credo, ci sia bisogno di un impulso nuovo, sia necessario un confronto diverso tra le parti, un dialogo più profondo e duraturo nella consapevolezza che si parte da una base comune, cioè dal momento in cui il popolo italiano per intero ha riacquistato la libertà e quindi ha potuto porre le fondamenta per dar vita e sviluppare la sua storia libera e democratica.
Proprio per questo accolgo positivamente le parole pronunicate ieri dal presidente della Repubblica Napolitano, perchè esprimono il desiderio di un uomo che ha a cuore l'unità del popolo italiano e assumono ancora maggior rilievo se messe in relazione con la storia dell'uomo, tutta vissuta a stretto contatto con un partito al cui interno alcune frange hanno reso la Resistenza un evento personale da utilizzare per propri interessi e basta; un invito, il suo, non a revisionare la storia, nè tanto meno a nasconderne alcune facce, ma a dare la possibilità a tutti di guardarsi indietro senza paure, incertezze o assordanti silenzi...Solo da qui si può partire per costruire una coscienza civica più stabile e un unità sociale più serena.

Per una lettura completa del discorso di Napolitano

POLITICA
Un patto di responsabilità e senso civico per l'Italia
23 aprile 2008



In vista dell’imminente insediamento del nuovo Parlamento vorrei porre in evidenza un’iniziativa interessante presentata poco prima delle recenti elezioni dal Movimento Politico per l’unità ( nato in seno al movimento dei focolarini), come contributo essenziale ad uno svolgimento della prossima legislatura incentrato sul reciproco coinvolgimento di eletti ed elettori nel perseguire il bene comune di tutta la comunità.
La proposta è stata quello di un patto, “Patto di partecipazione e responsabilità” , da sottoscrivere sia dagli eletti che dagli elettori come impegno concreto che diventi un vincolo reciproco durante tutto il mandato elettorale: non è semplicemente un codice etico, ma, attraverso tre profili, programmatico, etico e democratico, si vuole toccare nella sua globalità un proficuo dialogo tra le parti cercando il più possibile di sanare quella frattura, negli ultimi tempi sempre più evidente, che intercorre tra la politica e ogni singolo cittadino.
Rimandando a 
www.mppu.org per la lettura completa della proposta mi piacerebbe sottolineare alcuni punti dello stesso che ritengo importanti per concrete azioni future: da un lato si richiede ai politici la disponibilità di condividere il proprio operato cercando sempre soluzioni che nel fare gli interessi della comunità intera mettano da parte i frequenti personalismi propri di una politica volta più a soddisfare interessi individuali e di pochi, dall’altro l’impegno di ogni singolo elettore a non disinteressarsi della “res pubblica”, a partecipare con impegno ed interesse a quello che deve essere un obiettivo di tutti, cioè trovare le modalità migliori per tutta la popolazione, da ricercare con il confronto, il dialogo, la partecipazione e reciprocità.
Responsabilità e senso civico per un Italia che superi le divisioni di parte per dare sfogo ai migliori presupposti di ogni democrazia e inclusione; questa è la speranza che ho a pochi giorni dal 29 aprile, giorno di apertura ufficiale della nuova legislatura.

CULTURA
Elezioni: pace e dialogo prima di programmi e progetti
17 aprile 2008

Mentre imperversava l'ultima atto di questa tornata elettorale si svolgeva in Vaticano il Seminario internazionale di studio promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema: "Disarmo, sviluppo e pace. Prospettive per un disarmo integrale"; era ovvio che l'attenzione fosse tutta focalizzata sull'attesa e il successivo spoglio delle schede, però il papa, nel suo messaggio introduttivo al convegno, ha fornito qualche spunto che ho molto apprezzato e, oggi, dopo giorni di commenti e opinioni sul risultato elettorale, vorrei condividerle per guardare avanti, quasi come fosse un augurio per chi avrà la responsabilità di governarci e, quindi, anche per noi.
"La guerra, come ogni forma di male, trova la sua origine nel cuore dell'uomo. In questo senso, il disarmo non interessa solo gli armamenti degli Stati, ma coinvolge ogni uomo, chiamato a disarmare il proprio cuore e ad essere dappertutto operatore di pace."
Io penso che mai come ora, dal mondo politico, non ci si possa che aspettare questo; per anni abbiamo assistito a scontri, polemiche, leggi approvate a colpi di maggioranza, si e no pronunciati non per interesse nei contenuti di una proposta ma in relazione a chi la formulava, difficoltà nel venirsi incontro per trovare una soluzione, per adoperarsi per qualcosa di buono, di bello, di positivo e credo, supportato anche da piccoli, ma presenti, segnali provenienti dalla campagna elettorale, che si voglia dire basta, si senta la necessità di interrompere questa spirale di violenza, di odio, di diffidenza che, a partire dalla classe politica, arriva a toccare ognuno di noi nella vita di tutti i giorni, sulle strade, negli uffci, al lavoro nel rapporto con il prossimo, con il diverso.
Una cultura dell'odio e della diffidenza si è da tempo radicata nella nostra società e io credo sia arrivato il momento di porre fine a tutto ciò, di riuscire a capovolgere questa mentalità a favore di una cultura volta più alla pace, alla fratellanza che, nel partire dall'intimo di ognuno di noi, potrà generare solo dialogo, incontro, sussidiarietà, attenzione al più debole, confronto con chi è diverso da noi e possiamo accogliere proprio per questo e per la ricchezza che porta con se.
E tutto ciò non possiamo non augurarci che parta proprio da questo nuovo Parlamento che sta per prendere il via: è un'Italia "silenziosa" quella in cui stiamo vivendo, ma non per assenza di rumore, di quello ne abbiamo fin troppo, ma piuttosto perchè incapace di parlare, di dialogare con l'altro non etichettandolo sempre come un avversario, un qualcosa da sconfiggere e da superare, ma piuttosto come una risorsa dalla quale apprendere per dare qualcosa di più, di meglio per entrambi e, via via, per tutti.
Le elezioni ci sono state, i risultati anche e come sempre in una competizione, anche i vinti e i vincitori: penso che di parole ne siano state dette a fiumi, pareri, opinioni, giustificazioni....Io preferisco guardare avanti, nella speranza viva di scorgere un cambiamento, impegnarsi in quella direzione, perchè senza questi presupposti sarà sempre più complicato prodigarsi per un bene che sia veramente di tutti e piuttosto paradossale pretendere di essere testimoni di pace in giro per il mondo. Questo è l'augurio che faccio a tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione insieme e in particolare ad ognuno di noi semplici protagonisti della vita sociale perchè è dai piccoli gesti che partono le rivoluzioni, con il cuore, prima che con le armi e la distruzione.



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permalink | inviato da Andrzej il 17/4/2008 alle 23:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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