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"La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino" (don Tonino Bello)
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CULTURA
Giustiziata Delara: la pena capitale continua a mietere vittime
1 maggio 2009
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è stata impiccato all'alba di oggi la giovane pittrice iraniana per un presunto omicidio eseguito in complicità del ragazzo quando aveva solo 17 anni, cioè circa 6 anni fa.
Si parla di presunto perchè in realtà notizie certe in tal senso non se ne hanno: la ragazza, secondo le prime dichiarazioni, aveva confessato la partecipazione al delitto, salvo poi ritrattare per via del' "imprevisto" corso che stava prendendo la vicenda e che l'avrebbe portata ad essere uccisa "nonostante" il suo essere minorenne, condizione, secondo quanto da lei espresso, reputata all'inizio sufficiente per sfuggire all'esecuzione del boia.
Così non è stato e ancora una volta assistiamo inermi ad una pratica tanto disumana e atroce che purtroppo colpisce ancora la maggioranza dei Paesi sulla Terra.
Una sconfitta per i diritti umani e basta: perchè questo non è un discorso di Islam o non Islam...Questo è un concetto culturale che va aldilà di ogni presupposto strettamente umano, abbracciando una condizione di fratellanza che trascende le umane esistente e che purtroppo è ancora lontana dall'essere praticata e concepita da tutti.
Si muore sotto la scure del boia nei Paesi islamici, secondo un'interpretazione, secondo me, troppo personale ed "umana" del Corano, ma si muore allo stesso modo anche in America, paese dai tanti considerato civilizzato, "moderno", ma ancora ingarbugliato da un nodo tanto infame e contraddittorio.
I motivi alla base di una tale pratica sono tanti e ognuno diverso dall'altro, ma tutti portano ad una conclusione da condannare senza se e senza ma, ecco perchè è fondamentale riuscire ad andare oltre l'orizzonte visibile dall'cchio umano per ricercare in altre dimensioni basi concrete, forti e stabili che siano i presupposti di una convivenza tra gli uomini che sappiano rendere concreti e verificabili ideali e valori quali la fratellanza, il perdono, l'accettazione dell'errore, la dignità della pena, giusta e sacrosanta, ma che rispetti la dignità dell'uomo sempre, qualsiasi sia la sua condizione.
Se non riusciamo ad accettare l'errore altrui, anche il più difficile e disumano, come possiamo pretendere compassione e pietà, quando saremo noi nell'errore?
"Non fare all'altro quello che non vorresti fosse fatto a te"...Penso sia questa una regola d'oro da erigere quale strumento di disamina e confronto dalle nostre più piccole ed inutili tensioni quotidiane, fino ai grandi temi dei diritti umani: la morte di Delara, oltre a spingerci a non abbassare la guardia in questa lunga e dfficile battaglia accando ad ogni uomo, ci aiuti a sensibilizzare le nostre azioni quotidiane, segnate sempre nell'ottica di un rispetto profondo del prossimo, anche quando è inciampato, anche quando ha sbagliato...Chissà, forse, soprattutto in quei momenti.
SOCIETA'
Natale di Roma: 2762 anni e ancora è difficile muoversi in città!!!
21 aprile 2009
Il Natale di Roma, festa laica legata alla fondazione della città di Roma, il 21 aprile del 753 a.C. è un giorno particolarmente sentito da tutta la cittadinanza impegnata a commemorare la storia millenaria di una delle città più antiche della storia dell'uomo, mai stanca di dare i suoi impulsi di vitalità e creatività.
Leggevo ieri la presentazione delle manifestazioni messe in atto per celebrare questo importante evento proprio mentre mi trovavo tra un autobus e l'altro, una metro e quella sucessiva ad andare nel mio posto di lavoro: ero sulla banchina della metro A fermata stazione Termini e, prima di riuscire a prendere il mio posto, ho dovuto attendere il passaggio di 6 metropolitane, tutte rigorosamente strapiene, incapaci di assorbire altri passeggeri.
Il tutto, considerando il passaggio ogni 3 minuti, per una modica attesa di circa 20 minuti, su di una banchina stretta, accalcato tra migliaia di altre persone tutte nelle mie condizioni, con il rischio per tutti di ritrovarsi sui binari per una spinta fuori posto, per una botta del vicino o per le spinte di quelli delle file dietro.
Ho assistito a scene allucinanti: ogni arrivo del treno era uno spingersi uno sull'altro per cercare di entrare, senza neanche la minima attenzione ad una delle più elementari regole di convivenza e civiltà per la quale bisogna prima lasciare che tutti scendano per poi salire: no, la gente entrava ancor prima che le porte completassero l'apertura, a volte, rasentando quasi il ridicolo, ri-spingendo dentro anche coloro i quali si apprestavano a scendere, e quindi, a lasciare libero un posto.
Inoltre gli interventi degli agenti predisposti alla sicurezza, costellati di insulti, invettive contro l'inciviltà degli italiani ( se sul momento qualcuno avesse fatto un controllo, fosse di italiani eravamo la metà) e inviti (eufemismo) a saper attendere "solo" altri 3 minuti per....Riassistere alla medesima scena: tralasciando il modo con il quale certe persone si accostano a lavori che dovrebbero avere una particolare attenzione al rapporto con la gente e ai modi con i quali questo dovrebbe essere eseguito, ho cercato, pur nel nervosismo crescente dentro di me, di "tirarmi fuori" da quel contesto per cercare di capire.
Chi sono gli incivili? Coloro i quali, pur sbagliando, non guardano in faccia a regole e persone per entrare dentro un mezzo pubblico o chi, giornalmente, mette in queste condizioni disumane migliaia e migliaia di persone?
Io ho provato a fare il civile in quei 20 minuti...Ho provato perchè, per fortuna, non avevo orari scaditi e potevo arrivare anche un pò più tardi e infatti sono riuscito ad entrare dopo 6 passaggi: avessi spinto, provato ad infilarmi tra le braccia di uno e le gambe dell'altro magari avrei preso la terza, la quarta, ma non vi sembra sia comunque un'assurdità?
E chi deve stare puntuale al lavoro? E chi non riesce a stare lì sotto per così tanto tempo?E chi, giustamente, considera disumane le condizioni che si vivono lì sotto, e ripeto, ogni giorno?
Roma è una città meravigliosa, è giusto che venga valorizzata e messa nelle condizioni di essere ammirata, amata, studiata, vissuta da chiunque nel mondo desideri almeno una volta nella sua vita passare qualche giorno tra le meraviglie che riempiono ogni suo vicolo, strada, piazza o ponte; ma non possiamo guardare con orgoglio solo al passato, bisogna fare in modo che l'orgoglio continui ad esserci anche il presente e, in prospettiva, per il futuro.
Non si può lasciare che milioni di cittadini vivano disservizi continui, soprattutto per quanto riguarda la mobilità, perchè proprio per il valore che ogni più insignificante vicolo ha, sarebbe importantissimo e fonte di innumerevoli benefici dar vita ad una politica che renda questa città camminabile, dia la possibilità a chi giornalmente la vive, di viverla fino in fondo, di gioire quotidianamente del meraviglioso patrimonio che custodisce ma che troppo spesso ci dimentichiamo presi da vere e proprie battaglie che servizi deficitari e in taluni casi assenti, provocano dentro chiunque ha la necessità di farne uso.


SOCIETA'
...60 vite, per ora, sono state salvate!!!
6 aprile 2009
In una giornata così tragica dove dolore, morte e distruzione hanno colpito la popolazione abruzzese e, attraverso i media, raggiunto le case di tutti gli italiani mai così vicini come in questo momento, è stato bello pochi minuti fa ascoltare le parole del Vigile del fuoco che pochi istanti prima aveva tirato fuori dalle macerie una ragazza ancora in vita e che, proprio in questo, trovava la motivazione per andare avanti, continuare nel lavoro e nell'impegno accanto a persone in difficoltà: è vero, forse sembrerà un controsenso, non vorrei passare per superficiale, i morti sono più di che 150, i feriti più di 1000 e gli sfollati a migliaia, ma sono momenti, questi, nei quali credo sia importante avere anche tanta speranza, trovare un modo per reagire e con coraggio andare in avanti, nonostante tutto, anche di fronte a tale immane tragedia.
E sapere che anche in questo giorno così nero, c'è un fragile raggio di sole, c'è anche un numero, seppur esiguo, che alimenta speranza e un minimo di sollievo per alcuni è un segno di fiducia immane che non deve essere tralasciato e sul quale non si deve sorvolare.
Trovo che in questi momenti la speranza nasce nel cuore della gente se il cuore della gente è toccato da altri cuori, se si avvia e ingrandisce quella rete di solidarietà e amore che è potenzialmente nel cuore di ogni uomo e della quale in queste ore abbiamo avuto infiniti esempi e testimonianze.
Anche Gesù, sulla croce, ha lanciato il suo grido disperato a Dio:"Padre, perchè mi hai abbandonato?"
Siamo fragili e lo siamo ancora di più quando siamo soli e viviamo nella solitudine: credo veramente che l'amore sia la forza capace di superare momenti come questi, linfa di nuova vita nonostante tutto, speranza per andare oltre il dolore, le perdite e la solitudine.
Con la speranza che questo possa rendere ognuno di noi più consapevole di quanto possa essere imponente e devastante la forza dell'amore, anche e soprattutto nelle singole esistenze di ognuno, e di quanto, in fondo, sia oltremodo più assurdo combattersi tra noi fino ad ucciderci, prego per voi, fratelli abruzzesi, perchè la vostra sofferenza possa essere anche nostra e che ognuno, nel suo piccolo, possa riuscire a fare qualcosa per renderla meno opprimente e più superabile.

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permalink | inviato da Andrzej il 6/4/2009 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
SOCIETA'
C'è qualcosa che non percepiamo?
31 dicembre 2008
E' questa la domanda che risuona nella mia mente dopo le ultime notizie relative ai 5 ragazzi coinvolti nell'incidente di qualche giorno fa nei pressi di Civitavecchia: già il fatto in se provocava sgomento per quattro giovani vite interrotte in un modo così brutale, sapere, in più, che colui che guidava, fatalmente salvo, era l'unico nella macchina ad essere sotto l'effetto di cocaina, lascia sgomenti ed è un'ulteriore prova di quanto ci sia qualcosa che non quadra e che deve necessariamente interrogare tutti, più o meno coinvolti che siano.
Lasciarsi interrogare non per lanciare accuse o facili soluzioni che, se danno lustro a chi le propone, lasciano il problema irrisolto o, se risolto, in maniera parziale e del tutto fragile.
La soluzione non è abbassare i livelli di tolleranza di alcool o qualsivoglia altra sostanza: questo può essere uno degli strumenti necessari, ma non può essere la Soluzione con la S maiuscola.
Girando su Facebook è nato un gruppo con il seguente titolo: " A me non cambia niente se il livello scende a 0,2 tanto sono sempre ad 1,5"...Pur prendendo la cosa con la giusta ironia non ci si può non soffermare sul fatto che oggi sembra essere quasi un gioco l'ubriacarsi, lo sniffare o l'uso di qualche pasticca...In più sembra del tutto normale fare questo e pretendere anche di guidare, di andare a lavorare, di interagire, insomma, con altre persone e quindi avere delle responsabilità.
Credo sia proprio questa la grande assente del nostro tempo: la RESPONSABILITA'... Sempre più messa in un angolo, viene rifiutata, bistrattata, non più trasmessa e soprattutto offuscata là dove la vita arriva ad un punto in cui ti ci fa per forza scontrare.
Oggi si può tutto, anzi quasi è d'obbligo provare tutto; pensare alle conseguenze di quello che si fa è da poveracci, meglio vivere il momento presente, quello che sarà sarà, perchè devo preoccuparmene oggi?
Avere un fine nella vita, uno scopo, degli ideali che muovano i propri passi, che diano luce e colore alla propria esistenza sembra essere qualcosa di dimenticato, lontano, in disuso.
E la responsabilità richiama per forza all'educazione: c'è un'emergenza, è sotto gli occhi di tutti, a scuola, nelle famiglie, per strada, nella comunità...Sembra quasi che non si riesca più a trasmettere quel bagaglio di valori a capo dei quali ci sia il rispetto e l'amore verso se stessi e verso il prossimo, fondamenta di un sano e sereno vivere insieme.
Le parti sono sempre più distanti, perchè manca comunicazione, manca il desiderio di andare a conoscere una realtà che muta, si evolve,cresce ad una velocità che era impensabile solo fino a un decennio fa: ma occorre affrontarla non per limitarla, ma per fare in modo che tutte le potenzialità, tutta la creatività in seno ad ogni ragazzo, abbiano la possibilità di esprimersi e dispiegarsi sul percorso della vita e non su di un letto di un ospedale, o peggio, dentro una bara.
C'era qualcuno che diceva che la migliore norma è quello che viene utilizzata il meno possibile: per fare questo occorre andare al centro del problema, incontrarsi e dialogare per dare vita a percorsi comuni di crescita e di condivisione.

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permalink | inviato da Andrzej il 31/12/2008 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
località
A Mondragone tra immondizia e volontariato
29 agosto 2008
Ieri sono stato a Mondragone (Ce) piccola frazione campana in riva al mare al confine tra il Lazio e la Campania: sceso in spiaggia questo è stato lo "spettacolo" che mi si è presentato agli occhi...

...Non nascondo che la prima rezione è stata una risata subito seguita dalla ricerca di una macchinetta fotografica per poter immortalare un vero e proprio paradosso al quale, purtroppo, in Italia siamo fin troppo abituati.
Mi sono guardato intorno e ho notato che, nonostante il mio andare da quelle parti da circa 20 anni, il tempo lì sembra veramente essersi fermato: sempre i soliti comuli di immondizia di ogni genere raccolti qua e là, a destra e sinistra i soliti stabilimenti ben staccionati e rigorosamente puliti e per concludere il mare, quello si, uguale per tutti, sporco e pieno di alghe e rifiuti.
L'unica differenza, quest'anno, il cartello che ricorda che l'ambiente va rispettato e ovviamente, subito sotto, la limpida dimostrazione che questo non è un sentimento troppo sentito e condiviso da quelle parti.
Tra questo e le "oasi" un piccolo scorcio di spiaggia, apparentemente libero,  occupato  dagli ospiti di una villa un pò dismessa di proprietà dei Fratelli delle scuole cristiane (fondatore San Giovanni Battista de la Salle): qui, da anni, nello stesso periodo dell'anno, si ripete lo stesso miracolo... Un gruppo di giovani e meno giovani si ritrova a vivere un'esperienza unica, surreale e fuori dalla realtà assieme ad un gruppo di diversamente abili delle più svariate forme.
Uno accanto all'altro ragazzi con disturbi psichici e/o fisici, persone sulla sedia a rotelle, ciechi, affetti da varie distrofie si ritrovano a vivere e condividere dieci giorni di ferie con ragazzi giovanissimi, tanti tra i 16 e i 19 anni, che scelgono di fare un'esperienza diversa sotto tanti punti di vista.
Si perchè qui i parametri della vita di tutti i giorni si capovolgono, cambiano le prospettive del comunicare, cambiano i presupposti di una relazione, ci si sporca con la cacca e la pipì di chi, con un pannolino, non proverà mai la sensazione di andare da solo al bagno; ci si scontra con diverse sensibilità, con una vita guardata con luci diverse dalle nostri, con il desiderio di queste persone di avere un loro spazio nel quale poter dar voce, ognuno con il suo modo, alle proprie emozioni, esigenze, aspettative.
Ecco, allora, l'incontro con la donna cieca che ha sempre avuto la possibilità di avere delle badanti e che non capisce quanti orizzonti inesplorati la vita le potrebbe ancora riservare; con la signora affetta da sclerosi che parla a voce bassissima e comunica con l'immenso potere dei suoi occhi attenti, profondi, scrutanti; con il ragazzo che non parla; con la ragazza che invece da più di 10 anni viene e ti ripete sempre la stessa cosa....
E' un incontro di vite e di esperienze, non un servizio degli abili nei confronti dei non abili, ma un intreccio nel quale ognuno, dalla propria condizione, dona e riceve, accoglie ed interpreta, ascolta e racconta, condivide il proprio tempo facendo esperienza di diversità.
Questo ieri pensavo quando dalla spiaggia guardavo questo "vortice" in continuo mutamento: lo guardavo con nostalgia, per i tanti anni qui trascorsi, ma con tanta emozione e speranza nel constatare che il seme buono porta sempre un frutto buono anche quando va a cadere...In mezzo all'immondizia!!!
Sono paradossi, forse i paradossi del nostro popolo, dove volontariato e immondizia vivono assieme, dove il bene e il male tante volte sono a strettissimo contatto l'uno con l'altro, ma dove comunque è sempre bello riuscire a scorgere la grande forza che può sprigionare l'amore quando viene condiviso e vissuto concretamente.


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permalink | inviato da Andrzej il 29/8/2008 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
LAVORO
In aereoporto niente foto ai malfunzionamenti
21 agosto 2008
Di ritorno dalle vacanze avrei voluto ricominciare a scrivere sul blog raccontando esperienze vissute durante questi pochi giorni, ma belli ed intensi; non posso però sorvolare su di un fatto seccessomi proprio durante il viaggio di ritorno che ha dell'assurdo e del ridicolo.
Dovevo prendere l'aereo Catania - Roma: arrivo in aereoporto circa un'ora e mezza prima e mi metto regolarmente in fila per fare il check-in dove attendo dieci minuti prima di consegnare i bagagli e ricevere i biglietti dalla gentilissima signora lì presente che, nel salutarmi, mi fa un invito:"Si metta subito in fila perchè la fila al metal-detector è piuttosto lunga"
Effettivamente aveva ragione, perchè nell'avvicinarmi mi sono reso conto di entrare a far parte di un serpentone lungo addirittura oltre le solite transenne che se da un lato aveva una mobilità perlomeno sufficiente, dall'altra aveva più o meno cinque o sei ripiegamenti che facevano prevedere almeno una mezzora di fila: ammetto che ero un tantino nervoso, mi rodeva l'attesa e non riuscivo a pensare ad altro.
La rabbia è però aumentata quando guardando alle porte del metal-detector ho visto che, su 11 in totale, erano in funzione in 6, cioè poco più della metà: lì non c'ho visto più, mi sono messo a contare le persone in attesa ed erano circa 500, ho guardato allibito con quanta leggerezza venivano fatte passare le persone, cosa ovvia visto che comunque non si poteva far attendere per ore la gente e quindi i voli in partenza.
Giunto il mio turno, come spesso mi capita, nonostante abbia tolto tutto, ho subito il bip consueto e il controllo di routine, mi è stato detto che  doveva essere controllato il bagaglio a mano cosa poi non fatta non so per quale motivo non è stata fatta....Passato ho avuto la brillante idea di fotografare da lontano la fila e in primo piano le 5 porte rimaste inutilizzate. volevo documentare un evento che si ripete quasi sempre in ogni areoporto d'Italia.
La cosa, subito notata da un ragazzo che lavorava lì, mi è stata subito vietata a tal punto da essere avvicinato anche da un poliziotto che mi chiede:"Cosa sta facendo?"
Io rispondo che volevo fotografare l'assurdità di un'attesa che, se fosse stato messa a regime la potenzialità dell'areoporto, si sarebbe perlomeno dimezzata; lui mi dice:"Forse è meglio che la cancelli visto che non puoi fotografare una postazione di lavoro e poi potresti avere problemi nel giustificarla."
Io ho fatto quanto mi ha detto per non polemizzare e perchè sapevo che, per misure antiterrorismo, è vietato fare foto in aereoporto, ma non c'è dubbio che la domanda,dentro di me, è sorta spontanea:"Chi è adibito al controllo del lavoro indirizzato a persone che sono comunque obbligate a compiere un certo gesto (il controllo di sicurezza in questo caso), può "fotografare" queste situazioni? Inoltre, è veramente illecito fotografare una postazione di lavoro totalmente VUOTA?
Le riflessioni nascono spontanee in questi momenti, soprattutto perchè fa rabbia l'attesa inutile quando ci sono le possibilità affinchè questa non avvenga; per non parlare poi della velocità nelle giuste misure di sicurezza che, ovviamente, in casi come questi diventano sicuramente meno rigorose e attente...Ci vuole tanto?
Secondo me no.
Un'ultima ciliegina sulla torta la comunicazione del ritardo di 15 minuti dell'aereo perchè l'areoporto non aveva personale a sufficienza per il carico dei bagagli che quindi andava a rilento: svelato il mistero mi sono immerso in un'ora di Sudoku cercando di non pensare, di allontanare quella sensazione di assurda incomprensibilità che casi come questi riempiono le giornate di noi italiani non trovando mai risposte concrete e anzi gettandoci in una disillusione che non lascia mai nulla di buono.
Ed è un peccato.


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permalink | inviato da Andrzej il 21/8/2008 alle 22:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
DIARI
Le attese infinite del nostro Paese:12 ore all'università per fare due esami!!!
25 giugno 2008

Facciamo file per pagare un bollettino alla posta, per ritirare dei soldi in banca, per spostarci da una parte e l'altra della città o del paese in cui viviamo, per andare in ferie, per andare al lavoro, negli infiniti uffici pubblici nei quali volenti o nolenti siamo obbilgati a passare (ma quanti sono???); si fa fila alle casse del supermercato soprattutto quando su 20 casse ne lasciano aperte 4 o 5 al massimo come anche quando vogliamo entrare allo stadio....Insomma siamo uin popolo in perenne attesa, capace ormai di convivere con questa dimensione diventata parte insostituibile della vita di ognuno.
Ci sono momenti, per esempio nelle lunghe file che mi faccio sul Grande Raccordo Anulare di Roma, in cui mi diverto a fare qualche statistica personale sul tempo "perso" in tali "occupazioni" e su quante cose avrei potuto fare nello stesso scorrere dei minuti: fuggo sempre da questi pensieri perchè altrimenti la rabbia salirebbe a livelli ancora più alti, ma sarebbe interessante che qualche istituto si interessasse a questo costume della nostra società.
E ieri, quasi a dimostrazione che su nulla si è forbiti e preparati, ne ho sperimentata un'altra: 12 ore all'università per svolgere due esami uno dei quali scritto....Sono entrato nella prima aula alle ore 8 e 30 dela mattino, sono uscito che erano le 20 e 45!!!
Organizzazione perfetta, soprattutto del secondo docente, capace di inventarsi una formula che prevedeva l'ingresso di 15 persone alla volta in un'aula di 200 posti così da evitare qualsiasi forma di "scopiazzamento", con un tempo medio di un'ora e mezza quasi due....Questo è avvenuto a partire dalle 14 del pomeriggio, per un totale di circa 80 ragazzi.
Io ero inserito nell'ultimo gruppo, quindi lascio solo immaginare lo stress accumulato dati anche i 37° che il termometro segnava e come degna conclusione del tutto abbiamo dovuto attendere in 4 soltanto l'ultimo giro, quasi che fosse cosa impossibile poterci accorpare con il penultimo gruppo e farci rispiarmare un'ora e mezza in più.
Il tutto, ovviamente, condido dalle solite frasi del prof che invitata tutti a vivere la vita con più positività, con più sorriso sulle labbra, ricordandoci che la sua era una formula democratica e che era lui il primo a vivere sotto stress...Non noi!!!
Meno male che alla fine sono risucito ad uscire con un 30 e lode ed un 27, tornare a casa, farmi una bella cenetta con i miei fratelli e deliziarmi il meritato riposo davanti ad un bel film come "Chocolat" paladino nella lotta contro atteggiamenti stereotipati e regole eterne ed immutabili.


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permalink | inviato da Andrzej il 25/6/2008 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
POLITICA
Bombe a grappolo: ascoltiamo chi le subisce, non chi le produce
26 maggio 2008

E' partita lo scorso 20 maggio la lunga conferenza internazionale che vede riuniti a Dublino i governi di quasi tutti i Paesi della terra per discutere della messa a banda di un armamento bellico atroce, non a caso definito da molti "deficiente": le bombe a grappolo o clusters bombs.
Sono bombe queste con una varietà infinita di cariche esplosive che prima di cadere a terra esplodono avendo effetti su un raggio di parecchi chilometri: il problema, inoltre, è che alcune di esse, sembra circa il 20 %, resta inesploso, diventando un serio pericolo anche post-bellico soprattutto perchè, oltre a colpire chi ci viene direttamente a contatto, riescono a giungere anche fino a 150 metri arrecando danni soprattutto tra civili e, in particolar modo, bambini.
A tutto questo sembra che siano tanti i Paesi desiderosi di dare un freno, supportati dall'ONU che, attraverso il suo segretario generale, Ban Ki-Moon, invita ad essere " audaci e visionari" nello stilare il documento conclusivo e anche dal Papa che proprio nell'ultima visita pastorale a Genova, il giorno prima dell'inizio dei lavori, si è augurato che ne scaturisca una convenzione che "interdica questi micidiali ordigni", a testimonianza del forte impegno anche della Santa Sede in funzione di un compito così delicato ed urgente.
Ancora oggi, è bene ricordare, nonostante la conclusione dei conflitti, ci sono persone che muoiono proprio a causa di queste bombe, presenti sui territori che per anni, in passato, hanno visto esplodere guerre di ogni tipo: purtroppo, come spesso capita, a farne le spese sono proprio i bambini che, alla ricerca di giochi, si ritrovano a contatto con strumenti che provocano loro mutilazioni e nella peggiore delle ipotesi, morte.
L'impegno vuole essere proprio quello di interdire la produzione e quindi la distribuzione di tali ordigni, bonificando anche le zone nelle quali queste sono state usate e quindi ancora si trovano, peccato però, che fin dall'inizio della conferenza, molti siano stati i Paesi assenti o che comunque hanno avanzato proposte volte ad indebolire la posizione di partenza, integrale e risolutiva del problema.
Assenti, ed è un peccato per il ruolo che ricoprono sulla sfera mondiale, Usa Israele, Cina, India e Pakistan, guarda caso principali produttori del prodotto; posizioni intermedie, e quindi mi permetto di sottolineare inefficaci visto il problema, sono ricoperte dalla Germania, dal Brasile, Svezia, Francia, Danimarca, Olanda e, dulcis in fundo, Spagna, Paese "esempio" per parte del nostro Paese in materia di diritti umani (?????), che nell'essere produttori, cercano una mediazione tra le tipologie vecchie delle bombe e quelle moderne, a loro dire, più "sicure".
Il 30 maggio dovrebbe concludersi la conferenza: partendo dal presupposto che in guerra mi risulta difficile sostenere qualcosa che sia più sicuro di altro, la speranza è che ci sia la volontà di dare un segnale forte al mondo che, stanco di guerre e conflitti, chiede tregua e pace per dare linfa ai tanti processi di sviluppo di cui ancora necessita gran parte della popolazione mondiale, troppo spesso inascoltata e assente nelle riunioni planetarie che la toccano direttamente.

Festa dei popoli: imparare ad accogliere nella giustizia e nell'altruismo
18 maggio 2008



Si svolge oggi, a Roma in piazza san Giovanni in Laterano, la XVII edizione della festa dei popoli, un'iniziativa che vede coinvolti circa 150 gruppi di non italiani e che pone la città Eterna in primo piano su temi attualissimi nel dibattito socio-culturale quali l'integrazione e la multietnicità.
La festa avrà la durata di una giornata e verà impegnate 40 etnie, fin dalle 9 del mattino, nell'organizzare stand culturali, gastronomici e artigianali, mostre, laboratori, workshop e rappresentazioni folkloristiche, una celebrazioni religiosa e per concludere l'estrazione dei numeri della Lotteria associata all'evento.
Quest'anno, dopo tutto quello che è successo in campagnia elettorale per quanto riguarda la sicurezza e la condizione degli immigrati, credo che la festa si rivesta di un'attenzione ed un'importanza ancora maggiori: stiamo vivendo in un periodo dove è facile lasciarsi sopraffare dalle maree del pregiudizio, dall'irrazionalità, dalla chiusura e dalla paura, l'insicurezza sembra farla da padrone, ma è anche vero che non possono e non devono essere queste le risposte al sempre più vasto fenomeno migratorio.
La sicurezza è importante, credo sia giusto invocarla e pretendere risposte che vadano però nell'unica direzione possibile del bene di tutti e non solo di alcuni, escludendo altri: trovo importanti, in tal senso, le parole del neo-ministro Maroni alla recente festa della Polizia, dove sottolinea come la rabbia non debba mai sostituirsi e superare le leggi, la legalità e quindi il rispetto reciproco di tutti.
Inoltre, però, non va dimenticato che le leggi non potranno mai essere le uniche depositarie della giustizia, esse potranno garantirla, creare i presupposti affinchè culture diverse si incotrino e imparino a convivere, ma se non c'è l'impegno di ognuno, un impegno che sia culturale, a saper accogliere chi è diverso, avvicinandolo, conoscendolo, entrando in sintonia con lui, sarà sempre difficile buttare giù quel muro di indifferenza e diffidenza che caratterizza oggi in nostri rapporti.
Fino a quando la gente è ignorata, non avrà voce ci sarà sempre il pericolo di sfoghi emotivi; fino a quando pregiudizi, timori e irrazionalità saranno i sentimenti comuni sarà impossibile realizzare una società integrata; se tutti gli uomini saranno in grado di convincersi che ognuno è fratello e che l'amore è l'unico vero strumento per trasformare la società, allora sarà possibile essere esempi di integrazione, di accoglienza, di vera giustizia e quindi di pace.
L' altrusimo vero è la capaicità di identificarsi con un altro essere: solo nella misura in cui sapremo sostituire questo ai soliti sentimenti di pietà, che ci pongono su di un piano diverso dal prossimo, allora saremo in grado di dar vita ad una società che sappia integrare diverse culture e diverse etnie.
Credo che la festa dei popoli abbia proprio questa finalità, in una città come Roma, da sempre sensibile alla multietnicità e all'incotro.

CULTURA
Un corso pre-matrimoniale "civile": la famiglia non è solo un problema della Chiesa
19 aprile 2008

E' di ieri la notizia di una interessante iniziativa promossa dal comune di Bologna a favore delle coppie di fidanzati che scelgono di sposarsi secondo rito civile: proposta dal consigliere comunale Lina Delli Quadri, ha come obiettivo quello di dare l'opportunità di essere istruiti in materia di matrimonio anche a coloro i quali, per scelta personale, decidono di non sposarsi secondo il rito religioso che prevede al contrario, un corso di preparazione pre-matrimoniale.
Gli incontri saranno quattro, suddivisi nelle seguenti tematiche: "Insieme per sempre", "Sessualità e amore", "Coppia e creatività", "Doveri e diritti nelle relazioni familiari".
L'obiettivo principale sarà quello di preparare le giovani coppie ad una vita in comunione, cercando di curare la grande piaga sociale del divorzio e, come sottolinea la Delli Quadri "per contrastare i troppi fallimenti", puntando sulla preparazione e la formazione.
Una piaga, quella del divorzio, alla base di "tanta sofferenza nella vita delle persone, delle famiglie e della società" come ha ricordato ultimamente Benedetto XVI: "in un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall'edonismo e da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l'indissolubilità del patto coniugale."
Un richiamo, quello del Papa, accolto da un'amministrazione comunale, a sottolineare come il problema non debba essere solo di pertinenza religiosa ma piuttosto obiettivo comune per rendere stabili le unioni e quindi l'intera società, in qualsiasi modo una coppia si voglia avvicinare ad una scelta così importante; segno, questo, di una vera e sana laicità, a dimostrazione di come attraverso il dialogo si possa trovare un terreno comune su cui lavorare e, partendo da iniziative diverse, giungere tutti alla realizzazione del bene comune.
Finalmente una proposta concreta in contrasto con le polemiche che giornalmente denunciano le ingerenze della Chiesa su questioni sociali ma che troppo spesso nascondono solo una diffusa incapacità di risoluzione attiva dei problemi della società: l'amministrazione comunale di Bologna dimostra che si può fare, si può dialogare, si può camminare verso obiettivi comuni.

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aprile