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"La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino" (don Tonino Bello)
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SOCIETA'
La Renault fa posto a tutte le famiglie
9 maggio 2009

A prima lettura sembrerebbe uno spot che lega la società francese di automobili a qualche forma di Family Day o simili: un modo per mettere al centro l'isituzione familiare in un momento storico dell'umanità in cui sembra essere sempre più un qualcosa da considerare antiquato e, in taluni casi, obsoleto.
Anche Max Giusti, nella sua avvincente tramissione giornaliera Affari tuoi, tra l'apertura di un pacco e l'altra, ha avuto la brillante idea di lanciare un messaggio diverso: ieri sera, non più un'unico partecipante, ma una coppia in procinto di sposarsi e di dar vita ad una famiglia, cioè ad un unione di intenti, ad un incontro di idee e decisioni da prendere in comunione, attraverso il confronto e quindi l'amore.
Certo, un gioco, però è interessante sottolineare quanto si possa far passare determinati messaggi, positivi e costruttivi, anche tramite un semplice gioco che però tiene incollati alla Tv migliaia e migliaia di individui.

La stessa cosa non può dirsi per lo spot pubblicitario promosso dalla Renault che passa sulle nostre reti quotidianamente e, ovviamente ritroviamo nella prima pagina del sito online della casa automobilistica (clicca qui).
La riproduzione è quella di un uomo che, all'interno della sua spaziosa Renault, va in giro a prendere, portare e riprendere i "vari" figli delle sue "varie" famiglie (ne ho contate 4!!!): quello con la sua prima moglie, quelli non suoi ma della sua seconda moglie, quello avuto con la sua seconda moglie, addirittura quello di cui ha da poco saputo essere il padre...E per finire, l'aggiunta del figlio del vicino, ovviamente, di colore!
C'è di tutto in questo spot, un'idea di società libera da ogni vincolo, che associa la libertà di avere più "famiglie" all'accetazione del diverso, al cosiddetto multiculturalismo, quasi che le due cose viaggino sul medesimo binario, cioè, accetto un immigrato allo stesso modo in cui accetto i figli avuti da più mogli, allargando la famiglia ad una sorta di comunità itinerante, di gente che si incontra ed unisce in relazione alle scelte degli adulti, libere ed incondizionate.
Tanto quale può essere l'unico problema?L'ampiezza della macchina?A questo ci pensa Renault.
Per il resto chi se ne importa se per l'ennesima volta i messaggi che la TV veicola sono quelli di una società sempre meno ancorata ai valori, ad una morale, all'educazione dei più giovani secondo principi di responsabilità e profondità, proponendo comportamenti che siano virtuosi per l'intera società.
Ma purtroppo questo è il modello della società odierna, post-moderna, nella quale il contenitore è sempre più fluido e modificabile: la famiglia allargata de I Cesaroni ha fatto scuola e poco importa se poi si incontrino, si sposino, si innamorino fratellastri e sorellastre, poco importa se poi mancano figure di riferimento, poco importa se poi i giovani ricercano ancore di salvataggio in altro, ricercano altrove le proprie sicurezze e certezze...Tanto, alla fine, c'è sempre Renault che risolve i problemi.
C'è sempre questo sfrenato consumismo che detta le regole e valori su cui basare l'esistenza dell'umanità.
E la TV, grande e potente strumento, non fa altro che assecondare e rendersi complice di questo relativismo e questa assurda deriva nichilistica dei valori edell'etica.

CULTURA
Spalletti e Prandelli esempi di un calcio che vuole cambiare
1 aprile 2008




Il calcio si appresta a vivere un'altra settimana di passione con le coppe internazionali che entrano nel vivo della fase finale, con scontri di altissimo livello; non può passare inosservato il fatto che, per l'Italia, rappresentanti uniche saranno la Roma, in Champions League, e la Fiorentina in coppa Uefa, particolare di tutto rilievo visto che è assai raro non vedere a questo punto della stagione impegnate il Milan, l'Inter o la Juventus.
Un caso? Possibile, e se così fosse, vanno comunque i complimenti a queste due realtà nuove, su scala internazionale, che con impegno e sacrifici stanno facendo un ottimo lavoro.
Io, però, ci vedo dell'altro e mi piace cercare il positivo anche in un ambiente dal quale invece sembra vengano fuori sempre esempi negativi, malfunzionamenti, corruzione; con questo non voglio giustificare nulla, ma credo fermamente che le buone notizie, i buoni esempi vadano evidenziati, sempre, per dare speranza a tutti che un mondo migliore sia possibile...In tutti gli ambiti.
Spalletti e Prandelli penso siano accomunati da tante cose; entrambi al terzo anno nelle rispettive squadre, grandi comunicatori, bel gioco, risultati sempre in crescendo, tutti e due capaci di dare una sterzata, di produrre un cambiamento radicale, prima che nel gioco e nei risultati, negli atteggiamenti, infondendo nella squadra e via via nell'ambiente circostante, un nuovo modo di vivere il calcio, un nuovo modo di rapportarsi al prossimo, sia esso tifoso, avversario, dirigente o arbitro, capaci di dar vita ad una "rivoluzione culturale" che, seppur ancora su scala limitata, potrà veramente produrre qualcosa di buono e duraturo nel calcio e più in generale nello sport.
Toni bassi, correttezza in campo e fuori, ridurre il più possibile polemiche sterili ed inutili, radicamento a valori forti e robusti non solo da sbandierare ai quattro venti, come la demagogia di molti ha per anni contribuito a fare, ma da mettere in pratica e tradurre in vita, in azioni concrete, rendendo semplice e normale ciò che spesso passa come artificioso come prerogativa di pochi, come caso isolato in un ambiente malato, eccezione da sottolineare solo per il bisogno che c'è di rendere tutto spettacolo e quindi possibilità di generare interesse ed ascolti.
Un nuovo modo che cerca di discostarsi dalle urla, dall'esasperata ricerca della vittoria al cui altare vengono definitivamente sacrificati il rispetto dell'altro, la cultura della sconfitta, e la capacità di saper vincere, dalla sterile polemica e dalla moviola come stile di vita: due personaggi innamorati del loro lavoro, ma desiderosi di renderlo migliore proprio a partire da loro stessi....Un bell'esempio da prendere e riportare, ognuno nel suo ambiente, nel proprio contesto lavorativo, sociale e familiare.
Sono loro, le società dietro di loro, i giocatori, gli staff i protagonisti di tutto ciò e non deve passare inosservato che la vetrina europea, quest'anno, sia tutta per loro.
Complimenti!!!


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