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"La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino" (don Tonino Bello)
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CULTURA
Dalla fiducia alla conoscenza, dalla conoscenza alla carità
4 maggio 2009
Ieri, 3 maggio, la Chiesa celebrava la 46° Giornata Mondiale per le Vocazioni.

Mi ha molto colpito lo slogan scelto dal Centro Nazionale Vocazioni:"So a chi ho dato la mia fiducia" tratto dalla seconda lettera di san Paolo a Timoteo (2Tm 1,12).
Dare fiducia, riporre, cioè, in altro/i le nostre aspettative riguardo a qualcosa o a qualcuno, è un'azione con la quale spesso l'uomo si confronta e che, in assoluto, presuppone sempre una certa conoscenza dell'altro che nella misura in cui è tanto più alta, tanto lo sarà anche la fiducia che in esso/a ripongo.
E proprio la conoscenza è un altro tema toccato dalla liturgia domenicale tutta incentrata sul buon pastore che conosce le sue pecore una ad una, per ognuna è disposto a donare la propria vita, ognuna è speciale ed unica ai suoi occhi: in poche parole il buon pastore ama le sue pecorelle, sa di conoscerle perchè sa di amarle, singolarmente, ognuna con la sua particolarità e la sua unicità.
Per avere fiducia c'è bisogno di conoscere, per conoscere non si può non amare totalmente, cioè guardare l'altro come un fratello, porre questa come premessa di ogni nostra azione quotidiana volta all'incontro con il nostro prossimo.
Un cammino, credo, tutto basato su una relazione che sia autentica, vera vissuta...Forse oggi è proprio questo che ci manca e che dobbiamo provare a recuperare.

CULTURA
"Date ragione della speranza che è in voi"
27 aprile 2008

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.(1Pt 3,15-18)


Oggi per la prima volta ho avuto la spiegazione di cosa voglia dire "ragione della speranza che è in voi": farlo equivale a dire essere coerenti, negli atteggiamenti e nei comportamenti, con quello che i comandamenti esprimono, riassunti tutti nella famosa regola d'oro dell'amore, verso Dio e verso il prossimo.
Amare è azione, è operare una rivoluzione in noi stessi rinunciando a qualcosa per andare incontro all'altro, soffrendo per il prossimo, perchè è anche e soprattutto nelle difficoltà che si sperimenta un tale sentimento: effettivamente troppo spesso siamo succubi di un amore parziale, mescolato con altri desideri che ci portano sui nostri limiti, sui nostri egoismi, sulle nostre individualità dimenticando quanto invece questo, vissuto nella sua pienezza, si esplichi proprio nella relazione con il prossimo, donando con dolcezza e rispetto prima di ricevere. 
Mi è molto piaciuta questa seconda lettura domenicale perchè la vedo come un sunto chiaro ed efficace di quello che deve essere l'atteggiamento del cristiano, nella sua vita privata, ma soprattutto in quella pubblica, cioè quando nella relazione con la comunità deve saper sempre rendere ragione della sua retta coscienza: uno spunto interesssante soprattutto quando, nel salire su un piedistallo, spesso si cade nell'errore di sparare sentenze, di chiudersi in talune intransigenze, giudizi o dogmi che portano più a guardare al prossimo e alle sue possibili negligenze, piuttosto che a noi e alle nostre incoerenze.


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permalink | inviato da Andrzej il 27/4/2008 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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