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"La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino" (don Tonino Bello)
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SOCIETA'
Iniziamo mettendoci in rete per essere protagonisti della cultura mediale
26 aprile 2009
La mia non vuole essere nè una denuncia nè tanto meno una sterile polemica senza capo nè coda: il desiderio è, piuttosto, quello di provare a dar vita ad un "luogo" che permetta di incontrare le innumerevoli realtà che operano sul territorio tuscolano in maniera più che proficua, ma spesso e volentieri isolate, non inter-connesse le une con le altre provocando tante piccole fratture che vanno in contrasto con lo spirito che invece dovrebbe animare una realtà cattolica importante come quella della diocesi tuscolana.
La diocesi tuscolana è una diocesi suburbicaria nei pressi di Roma (a Frascati per la precisione) molto piccola in confronto a tante altre presenti sul terrorio nazionale, composta da 24 parrocchie dislocate nei comuni di Frascati, Colonna, Rocca Priora, Grottaferrata, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Rocca di Papa e anche nel comune di Roma; il vescovo è S.E. monsignor Giuseppe Matarrese consacrato tale dal 16 dicembre del 1989.
Quello che ha acceso la mia riflessione, che in questo luogo vorrei cercare di accendere, è stata una ricerca su web degli orari delle sante messe: la scoperta dell'incredibile immobilismo che vige in diocesi sotto il punto di vista comunicativo , soprattutto se messa in rapporto alla vitalità espressa da tante altre diocesi (basterebbe una veloce ricerca attraverso google), è un dato che non può non essere preso in considerazione ed analizzato soprattutto nell'ottica di un'attività pastorale che effettivamente stenta a decollare con spirito globale ed unitario rimanendo quasi sempre relegata, come sottolineavo prima, al singolo attivismo del singolo sacerdote nella singola parrocchia.
Mancanza di notizie, aggiornamenti rari e spesso lontani nel tempo, totale assenza di condivisione e punti di contatto tra le diverse iniziative che sicuramente sono presenti sul territorio: se è vero come è vero che, al giorno d'oggi, internet è l'interfaccia di ciò che poi è la realtà, effettivamente l'immagine non è delle migliori.
E lo stesso, salvo qualche eccezione comunque lontana dagli esempi più eccelsi, può dirsi anche dei singoli siti parrocchiali che, inoltre, non tutte le parrocchie ancora hanno.
La Chiesa oggi non è sorda ai richiami del mondo della comunicazione e dei media: se pensiamo all'importanza che hanno sempre più preso gli uffici delle comunicazioni sociali, la stesura di un direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, la presenza sempre più massiccia nel mondo delle nuove tecnologie mediatiche dal quale si lascia interrogare per ricercare nella sua missione le risposte più adeguate e coerenti con il Messaggio evangelico, capiamo bene lo sforzo intrapreso in questa direzione.
Riporto alcuni stralci della presentazione del Direttorio sulle comunicazioni sociali della Chiesa: "per evangelizzare ed esercitare il suo ruolo profetico la comunità ecclesiale deve comprendere e dialogare con la nuova cultura generata dalla crescente diffusione dei media" (card. Ruini).
"La comunicazione genera cultura e la cultura si trasmette mediante la comunicazione. Ma quale cultura può essere generata da una comunicazione che non abbia al suo centro la dignità della persona, la capacità di aiutare ad affrontare i grandi interrogativi della vita umana, l'impegno a servire con onestà il bene comune, l'attenzione ai problemi della convivenza nella giustizia e nella pace?In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne instanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli" (dal discorso di Giovanni Paolo II agli animatori della cultura e della comunicazione il 9 novembre 2002).
Oggi non si può non comunicare, non si può non accettare la sfida: anche, e secondo soprattutto, in una realtà piccola come quella della diocesi di Frascati, che comunque, grazie alla sua storia, alle numerose associazioni ed iniziative che da sempre si svolgono sul suo territorio, ha nel suo grembo tante risorse che dovrebbero essere sostenute e essere incentivate, anche solo con una corretta comunicazione, per fare in modo che le stesse creino cultura, trasmettano unità, incontro, soldarietà e spirito missionario sempre acceso e vivo, creativo e propositivo.
L'obiettivo è quello di riuscire a diventare non solo spettatori ma anche protagonisti della nuova cultura mediale, anche qui a Frascati nella consapevolezza che per cambiare le "strutture", come ricordava papa Paolo VI, è necessaria una silenziosa e profonda conversione del proprio cuore, partire da noi stessi con l'intento di mettersi in gioco, senza paure e timori, ognuno con le proprie possibilità, i propri talenti, il proprio tempo.
Proprio per questo ho deciso di aprire una sessione in questo blog dedicata totalmente alla dicesi: un punto di incontro, forse il primo sul territorio, potenzialmente con questo obiettivo, nella speranza che possa "riempirsi" del contributo dei tanti, laici e non, che operano sul territorio.

Una politica professionale, retta e al servizio delle genti è possibile?
3 aprile 2008
"Occorrono persone dotate di vera capacità professionale e amministrativa, di specchiata rettitudine morale e buona forma sociale, fornite di vera e sincera volontà di svolgere un autentico servizio ai cittadini, visti non come clienti da favorire per interesse o arbitrio, ma come titolari di un preciso diritto a veder soddisfatte, con sollecitudine e diligenza, le loro legittime richieste" (card. Pappalardo, 1993)

Credo che in queste poche parole del cardinal Pappalardo, ricordato spesso per la sua lotta alla mafia in Sicilia, siano racchiuse le fondamentali caratteristiche proprie di un uomo politico, di colui che , per missione, si appresta a ricoprire ruoli non di proprietà, ma, in quanto conferitigli tramite voto, di assoluta responsabilità nei confronti dell'intera cittadinanza.
Capacità professionale e amministrativa, perchè senza conoscenza, senza gli strumenti necessari ad affrontare determinati impegni si barcolla nel vuoto, si commettono errori, si bada più alla forma che alla sostanza;rettitudine morale e buona forma sociale, perchè diventi fondamentale che l'etica, i valori, i principi che regolano la vita individuale, la vita pubblica e le relazioni tra la gente non possono essere messi in discussione, in nome di un nichilismo secondo cui tutto è permesso, perchè nulla a valore universale;servizio, perchè se non si entra in quest'ottica la politica è e sarà sempre un incontro di poteri forti, di interessi di parte che nel favorire i pochi escludono dal banchetto universale la maggioranza delle persone, creando spaccature e divisioni che invece di unire, generano scontri, conflitti, tensioni, guerre che privano l'uomo del suo primordiale isitnto di autodeterminazione nell'incontro con l'altro.
Sarà mai possibile rendere pratici questi valori?
CULTURA
Spalletti e Prandelli esempi di un calcio che vuole cambiare
1 aprile 2008




Il calcio si appresta a vivere un'altra settimana di passione con le coppe internazionali che entrano nel vivo della fase finale, con scontri di altissimo livello; non può passare inosservato il fatto che, per l'Italia, rappresentanti uniche saranno la Roma, in Champions League, e la Fiorentina in coppa Uefa, particolare di tutto rilievo visto che è assai raro non vedere a questo punto della stagione impegnate il Milan, l'Inter o la Juventus.
Un caso? Possibile, e se così fosse, vanno comunque i complimenti a queste due realtà nuove, su scala internazionale, che con impegno e sacrifici stanno facendo un ottimo lavoro.
Io, però, ci vedo dell'altro e mi piace cercare il positivo anche in un ambiente dal quale invece sembra vengano fuori sempre esempi negativi, malfunzionamenti, corruzione; con questo non voglio giustificare nulla, ma credo fermamente che le buone notizie, i buoni esempi vadano evidenziati, sempre, per dare speranza a tutti che un mondo migliore sia possibile...In tutti gli ambiti.
Spalletti e Prandelli penso siano accomunati da tante cose; entrambi al terzo anno nelle rispettive squadre, grandi comunicatori, bel gioco, risultati sempre in crescendo, tutti e due capaci di dare una sterzata, di produrre un cambiamento radicale, prima che nel gioco e nei risultati, negli atteggiamenti, infondendo nella squadra e via via nell'ambiente circostante, un nuovo modo di vivere il calcio, un nuovo modo di rapportarsi al prossimo, sia esso tifoso, avversario, dirigente o arbitro, capaci di dar vita ad una "rivoluzione culturale" che, seppur ancora su scala limitata, potrà veramente produrre qualcosa di buono e duraturo nel calcio e più in generale nello sport.
Toni bassi, correttezza in campo e fuori, ridurre il più possibile polemiche sterili ed inutili, radicamento a valori forti e robusti non solo da sbandierare ai quattro venti, come la demagogia di molti ha per anni contribuito a fare, ma da mettere in pratica e tradurre in vita, in azioni concrete, rendendo semplice e normale ciò che spesso passa come artificioso come prerogativa di pochi, come caso isolato in un ambiente malato, eccezione da sottolineare solo per il bisogno che c'è di rendere tutto spettacolo e quindi possibilità di generare interesse ed ascolti.
Un nuovo modo che cerca di discostarsi dalle urla, dall'esasperata ricerca della vittoria al cui altare vengono definitivamente sacrificati il rispetto dell'altro, la cultura della sconfitta, e la capacità di saper vincere, dalla sterile polemica e dalla moviola come stile di vita: due personaggi innamorati del loro lavoro, ma desiderosi di renderlo migliore proprio a partire da loro stessi....Un bell'esempio da prendere e riportare, ognuno nel suo ambiente, nel proprio contesto lavorativo, sociale e familiare.
Sono loro, le società dietro di loro, i giocatori, gli staff i protagonisti di tutto ciò e non deve passare inosservato che la vetrina europea, quest'anno, sia tutta per loro.
Complimenti!!!


CULTURA
La Cina nella "Via Crucis 2008"
27 marzo 2008

 

Riporto tratti della presentazione del cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, vescovo di Hong Kong, alle meditazioni e preghiere a lui affidate dal Santo Padre Benedetto XVI, per la Via Crucis del venerdì Santo svoltasi al Colosseo lo scorso 21 marzo 2008.
In un momento storico come quello attuale dove è sempre più alla ribalta la "questione orientale", soprattutto quella cinese, ritengo sia importante anche questa voce, questa testimonianza di un uomo che, nella sua fede, vive quotidianamente ciò che spesso e volentieri arriva a noi filtrato, parziale senza un concreto legame con la realtà di lì. In fondo Passione e resurrezione di Cristo è un messaggio valido per tutti, trasmette speranza, fiducia, pace...Credo che si possa, nonostante la diversità di vedute, ascoltare ovunque qualcosa di bene....Percorsi possibili per un bene comune a cui tutti aneliamo, ma che troppo spesso sembra sfuggirci, chissà, forse proprio per chiusura preconcette che da una e l'altra parte costruiscono muri piuttosto che ponti.

"Ho capito che il Santo Padre, con quel gesto, intendeva manifestare la propria attenzione al grande Continente asiatico e coinvolgere, in particolare, in questo solenne esercizio di pietà cristiana i fedeli della Cina, per i quali la Via Crucis è una devozione molto sentita. Il Papa ha voluto che io portassi al Colosseo la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani."
Una Chiesa che si apre al mondo, un dialogo con le diverse culture, caposaldo di questo pontificato, secondo cui tra Vangelo e scelte quotidiane c'è la trafila delle cosiddette mediazioni culturali e non quindi dipendenza univoca che poi si tramuta in ideologia; un percorso difficile, ma inevitabile per la Chiesa in un mondo sempre più plurale, sempre più globale, ma incapace di testimoniare unione, connessione, dialogo.

"Pensando alla persecuzione, pensiamo anche ai persecutori. Nello stendere il testo di queste meditazioni con grande mio spavento mi sono accorto di essere poco cristiano. Ho dovuto fare grande sforzo per purificarmi dai sentimenti di poca carità verso quelli che hanno fatto soffrire Gesù e quelli che stanno facendo soffrire, nel mondo di oggi, i nsotri fratelli. Solo quando mi sono messo davanti ai miei peccati ed alle mie infedeltà, sono riuscito a vedere me stesso tra i persecutori e ho potuto struggermi di pentimento e di gratitudine per il perdono del Maestro misericordioso."

Una nuova via, che spesso dimentichiamo, secondo cui, in quanto esseri umani, siamo tutti uguali, con le stesse potenzialità e gli stessi limiti: messaggio di fraternità, di reciprocità che nel riuscire a mettere in pratica apre le porte ad una società più giusta, più solidale, più aperta alle diversità, a partire dai nostri contesti, dai nostri ambienti, fino ai posti più lontani.

                        "Chi è senza peccato scagli la prima pietra" (Gv 8,1-11)

CULTURA
Sport e fraternità: una nuova cultura da proporre
26 marzo 2008

 
In una società dove sembra sempre più importante l'interesse economico, il raggiungimento del risultato e il confronto-scontro con il prossimo da individuare in un rivale da combattere e possibilmente battere, c'è il desiderio, da parte di qualcuno, di proporre modelli diversi, dare un contributo diverso con l'impegno di dar vita ad una cultura nuova, più umana, fondata sulla reciprocità, sul dialogo il confronto con il prossimo; è ciò che presenta Sportmeet, rete internazionale di sportivi, operatori e professionisti dello sport, che, nel convegno che si terrà a Castelgandolfo il prossimo weekend, 28-30 marzo 2008, cercherà nuove idee e iniziative per mettere in moto la fraternità.
Partire dallo sport per riscoprire una cultura della fratellanza, del dialogo, della pace, per ridare fiducia e impulso a quell'unità della famiglia umana messa a repentaglio dallo sfrenato individualismo che nella continua ricerca di performance, di record, di limiti da superare, crea conflitti, divisioni, incomunicabilità tra persone e quindi solitudine, angoscia, malinconia.
Paolo Crepaz, medico dello sport e presidente di Sportmeet, in una recente intervista rilasciata a Città Nuova, ricorda come "l'ottica della fraternità può favorire una cultura della sconfitta per una nuova cultura della vittoria, saper perdere per saper vincere.Può far crescere una sana cultura del movimento, riscoprendo la bellezza dell'ambiente naturale, senza dimenticare che l'ambiente migliore è comunque quello in cui è vivo un clima di fiducia e di rispetto reciproco"; attenzione, quindi, alla persona, alla sua dignità, al suo ambiente, presupposti essenziali per la crescita integrale e armonioso di chiunque si avvicini alla pratica sportiva. "Una pedagogia sportiva illuminata dalla fraternità pone l'obiettivo sullo sviluppo della persona umana e non solo sullo sviluppo delle specifiche qualità motorie", sottolinea ancora Crepaz, il tutto finalizzato non ad imporre, ma a proporre dando la possibilità di interiorizzare e maturare una cultura orientata alla fraternità, alla pace, alla non violenza, rendendola metodo non solo nel rispetto delle regole e dell'avversario ma come condivisione, reciprocità incontro tra diverse realtà.
Una cultura nuova, quindi, per lo sport, ma soprattutto attraverso lo sport, da diffondere e proporre a tutte le relatà della vita con l'obiettivo dei vasi comunicanti e non di rigidi e astratti comaprtimenti stagno, solitari e separati dal resto.

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