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SOCIETA'
C'è qualcosa che non percepiamo?
31 dicembre 2008
E' questa la domanda che risuona nella mia mente dopo le ultime notizie relative ai 5 ragazzi coinvolti nell'incidente di qualche giorno fa nei pressi di Civitavecchia: già il fatto in se provocava sgomento per quattro giovani vite interrotte in un modo così brutale, sapere, in più, che colui che guidava, fatalmente salvo, era l'unico nella macchina ad essere sotto l'effetto di cocaina, lascia sgomenti ed è un'ulteriore prova di quanto ci sia qualcosa che non quadra e che deve necessariamente interrogare tutti, più o meno coinvolti che siano.
Lasciarsi interrogare non per lanciare accuse o facili soluzioni che, se danno lustro a chi le propone, lasciano il problema irrisolto o, se risolto, in maniera parziale e del tutto fragile.
La soluzione non è abbassare i livelli di tolleranza di alcool o qualsivoglia altra sostanza: questo può essere uno degli strumenti necessari, ma non può essere la Soluzione con la S maiuscola.
Girando su Facebook è nato un gruppo con il seguente titolo: " A me non cambia niente se il livello scende a 0,2 tanto sono sempre ad 1,5"...Pur prendendo la cosa con la giusta ironia non ci si può non soffermare sul fatto che oggi sembra essere quasi un gioco l'ubriacarsi, lo sniffare o l'uso di qualche pasticca...In più sembra del tutto normale fare questo e pretendere anche di guidare, di andare a lavorare, di interagire, insomma, con altre persone e quindi avere delle responsabilità.
Credo sia proprio questa la grande assente del nostro tempo: la RESPONSABILITA'... Sempre più messa in un angolo, viene rifiutata, bistrattata, non più trasmessa e soprattutto offuscata là dove la vita arriva ad un punto in cui ti ci fa per forza scontrare.
Oggi si può tutto, anzi quasi è d'obbligo provare tutto; pensare alle conseguenze di quello che si fa è da poveracci, meglio vivere il momento presente, quello che sarà sarà, perchè devo preoccuparmene oggi?
Avere un fine nella vita, uno scopo, degli ideali che muovano i propri passi, che diano luce e colore alla propria esistenza sembra essere qualcosa di dimenticato, lontano, in disuso.
E la responsabilità richiama per forza all'educazione: c'è un'emergenza, è sotto gli occhi di tutti, a scuola, nelle famiglie, per strada, nella comunità...Sembra quasi che non si riesca più a trasmettere quel bagaglio di valori a capo dei quali ci sia il rispetto e l'amore verso se stessi e verso il prossimo, fondamenta di un sano e sereno vivere insieme.
Le parti sono sempre più distanti, perchè manca comunicazione, manca il desiderio di andare a conoscere una realtà che muta, si evolve,cresce ad una velocità che era impensabile solo fino a un decennio fa: ma occorre affrontarla non per limitarla, ma per fare in modo che tutte le potenzialità, tutta la creatività in seno ad ogni ragazzo, abbiano la possibilità di esprimersi e dispiegarsi sul percorso della vita e non su di un letto di un ospedale, o peggio, dentro una bara.
C'era qualcuno che diceva che la migliore norma è quello che viene utilizzata il meno possibile: per fare questo occorre andare al centro del problema, incontrarsi e dialogare per dare vita a percorsi comuni di crescita e di condivisione.

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permalink | inviato da Andrzej il 31/12/2008 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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