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"La strada è lunga, ma non esiste che un solo mezzo per sapere dove può condurre, proseguire il cammino" (don Tonino Bello)
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Buona Pasqua
12 aprile 2009
«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto"».

Gesù è risorto, alleluia: l'angelo ci invita a non aver paura, a non lasciarci chiudere e piegare dai nostri errori, le ingiustizie che viviamo, i dolori, le angosce, solitudini e fragilità che caratterizzano le nostre vite...No, Gesù è risorto per dirci che la sofferenza non ha l'ultima parola, è attraverso essa che avrà compimento il suo progetto, ma non è questo l'ultimo atto della nostra esistenza...Accettiamo con fiducia il suo disegno su ognuno noi aprendoci al fratello sempre, con fiducia e nella piena convinzione che è la forza dell'amore ciò che dà giustizia e seguito anche al più piccolo seme gettato di fratellanza e unità.
L'Angelo ci invita ad andare, perchè Lui è lì che ci precede: durante la veglia, ascoltando il Vangelo, mi sono tornate in mente altre parole pronunciate dall'Angelo in occasione della nascita di Gesù:

«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia»

Anche lì l'invito a non temere e con fiducia intraprendere un cammino, andare verso "qualcosa" con speranza: un invito che viene fatto ad un gruppo di persone, non ad un individuo, non ad uno solo, ma ad una "comunità", proprio a sottolineare quanto sia importante la dimensione dell'unità, della collegialità, della fratellanza....Dall'altro canto un invito che viene fatto a persone "particolari" per l'epoca: donne e pastori, non uomini o dignitari, farisei, re...A sottolineare quanto siano occhi umili, cuori umili i presupposti per un cammino di fede, di speranza, d'amore e ricco di "segni" da intepretare.
E' il mio augurio per chiunque passerà da qui...Camminare con speranza e senza paura, sulla strada dell'amore e dell'unità.


Che vuol dire conversione?
25 gennaio 2009
Oggi la Chiesa ricorda la conversione di san Paolo di Tarso, l'apostolo delle genti che, sulla via per Damasco, dove si recava per perseguitare altri cristiani, ricevette la chiamata del Signore, l'illuminazione che trasformò la sua esistenza.
Andando ad analizzare la Parola è interessante mettere in luce come Gesù, nel domandare a Paolo il motivo delle sue persecuzioni, non si presenta quale figlio di Dio, ma come Gesù il Nazareno, cioè Gesù uomo, personaggio storico che invita Paolo a proseguire per Damasco dove incontrarà qualcuno che gli indicherà la strada da seguire.
Mi ha molto colpito la riflessione del sacerdote oggi in Chiesa, perchè ha sottolineato quanto la realtà del Cristo sia strettamente legata alla realtà della Chiesa, dell'insieme dei cristiani, se Lui è la mente, noi siamo le membra, siamo il corpo e una parte non può fare a meno dell'altra!
Che vuol dire CONVERSIONE? Vuol dire andare incontro a Gesù, ma accettare di farlo tramite l'uomo, tramite il nostro fratello, il nostro prossimo, accettandone tutti i limiti e tutto lo scandalo che in ognuno di noi c'è: Gesù invita Saulo a proseguire per Damasco e qui, una volta giunto, incontra il sacerdote della chiesa locale che darà lui le direttive per riavere la vista, per intraprendere il nuovo cammino.
Perchè convertirsi è cambiare, è scomodarsi è andare incontro consapevoli che per farlo abbiamo bisogno, dobbiamo farlo attraverso l'uomo, ogni uomo: ecco l'amore che genera amore e che conduce così all'amore eterno, l'unico per la quale vale la pena di vivere ed impegnarsi ad incontrare ogni uomo.


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permalink | inviato da Andrzej il 25/1/2009 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
CULTURA
Cercare la sintonia...
19 maggio 2008

 "Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi."(2Cor 13,11-13)

Dio c'è o Dio non c'è? A pensarci bene questa è una domanda che, almeno una volta, un pò a tutti è passata per la mente ed è probabile, che ognuno abbia trovato tante risposte positive e altrettante negative...Credo che faccia parte della vita, e soprattutto che cercare il Signore sia più un impegno concreto da realizzare quotidianamente, piuttosto che una trattazione filosofica da libri di scuola e quindi astratta e incompiuta.
Il prossimo, l'alterità è l'orizzonte attraverso cui possiamo fare esperienza di infinito, riusciamo ad uscire da noi stessi, dal nostro essere limitato, per andare incontro a chi abbiamo davanti, sia esso un familiare, un amico, un coniuge, uno straniero.
Avere gli stessi sentimenti è entrare in sintonia con l'altro, essere aperti all'incotro e al dialogo, farsi  coraggio, mostrando attenzione anche per le piccole cose, tendendo alla perfezione senza mai lasciarsi sopraffare dalla paura del cambiamento che genera solo immobilismo e difesa della status quo, in altre parole morte per la creatività.
Una strada da percorrere quella dell'incontro, sulla quale impegnare i nsotri sforzi per contribuire ad una società di pace e di amore.

CULTURA
Riflessioni sul POTERE
13 maggio 2008

"La libertà è partecipazione al potere" (Cicerone)

In tutti i periodi storici il termine potere è stato, probabilmente, tra i più usati per legittimare le proprie posizioni, per alimentare speranze di ordinamenti migliori, per regolare i rapporti tra le persone e con lo stato, per esercitare influenze, per indirizzare determinati comportamenti; insomma, la lista potrebbe essere infinita, se poi aggiungiamo a questo il fascino che un tale termine ha suscitato per ogni generazione anelando alla sua conquista o rifiutandolo per scelte etiche e/o morali.
A volte, nelle discussioni che avvengono in Tv, sui blog, sui giornali, spesso non trovando sbocchi convincenti per dare linfa e quindi seguito all'argomento trattato si conclude che tanto il potere è in mano a pochi, ai soliti noti, e quindi difficilmente sarà possibile vedere un cambiamento delle cose, se esso non interesserà in primis, quei pochi intimi e fortunati: conclusioni che, nel disapprovare, nascondono, secondo me, una duplice reazione errata che, da un lato, spinge al repentino raggiungimento di posizioni di prestigio, a tutti i costi, pur di averne i vantaggi e la possibilità di averlo tra le mani utilizzandolo a proprio piacimento, dall'altro quasi a rifiutarlo perchè la propria coscienza morale porta a vedere tale pratica come un peccato, un vizio dal quale scappare e difendersi.
Personalmente diffido da entrambe le posizioni soprattutto se assumiamo come definizione di potere quella che viene data da M.L.King nel suo libro "Dove stiamo andando:verso il caos o la comunità?" del quale riporto uno stralcio estremamente interessante.
"
Il potere, nel suo vero significato, è l'abilità di raggiungere uno scopo. E' la forza richiesta per attuare cambiamenti sociali, politici ed economici. In questo senso il potere non è soltanto auspicabile, ma necessario, in modo da alimentare le richieste di amore e giustizia. Uno dei più grandi problemi della storia è che i concetti di amore e di potere sono generalmente contrastanti come poli opposti. L'amore è identificato come rinunica al potere e il potere come rifiuto dell'amore. Fu questa interpretazione erronea che fece sì che Nietzsche, il filosofo della "volontà di potenza", rifiutasse il concetto cristiano dell'amore. Fu questa stessa erronea interpretazione ad indurre i teologi cristiani a respingere la filosofia di Nietzsche della "volontà di potenza", nel nome dell'idea cristiana dell'amore. Ciò che è necessario capire è che il potere senza amore è avventato e abusivo, e che l'amore senza potere è sentimentale e anemico. Il potere al suo apice è amore che concretizza le richieste di giustizia. La giustizia al suo apice è amore che corregge tutto ciò che sta contro l'amore."
Potere come amore per la giustizia è un ideale sublime realizzabile solo quando diventa l'uomo protagonista assoluto di ogni nostra scelta: mirare a questo vuol dire realizzare posti di lavoro, servizi, beni, percorsi formativi, educativi, armoniosi con la dignità di ogni uomo e quindi vivibili e sostenibili non asserviti ad assurde logiche individuali e di mercato.


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permalink | inviato da Andrzej il 13/5/2008 alle 15:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
CULTURA
Se mi ami non piangere
2 maggio 2008
Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto.Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!

(S.Agostino??)

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permalink | inviato da Andrzej il 2/5/2008 alle 0:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
CULTURA
"Date ragione della speranza che è in voi"
27 aprile 2008

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.(1Pt 3,15-18)


Oggi per la prima volta ho avuto la spiegazione di cosa voglia dire "ragione della speranza che è in voi": farlo equivale a dire essere coerenti, negli atteggiamenti e nei comportamenti, con quello che i comandamenti esprimono, riassunti tutti nella famosa regola d'oro dell'amore, verso Dio e verso il prossimo.
Amare è azione, è operare una rivoluzione in noi stessi rinunciando a qualcosa per andare incontro all'altro, soffrendo per il prossimo, perchè è anche e soprattutto nelle difficoltà che si sperimenta un tale sentimento: effettivamente troppo spesso siamo succubi di un amore parziale, mescolato con altri desideri che ci portano sui nostri limiti, sui nostri egoismi, sulle nostre individualità dimenticando quanto invece questo, vissuto nella sua pienezza, si esplichi proprio nella relazione con il prossimo, donando con dolcezza e rispetto prima di ricevere. 
Mi è molto piaciuta questa seconda lettura domenicale perchè la vedo come un sunto chiaro ed efficace di quello che deve essere l'atteggiamento del cristiano, nella sua vita privata, ma soprattutto in quella pubblica, cioè quando nella relazione con la comunità deve saper sempre rendere ragione della sua retta coscienza: uno spunto interesssante soprattutto quando, nel salire su un piedistallo, spesso si cade nell'errore di sparare sentenze, di chiudersi in talune intransigenze, giudizi o dogmi che portano più a guardare al prossimo e alle sue possibili negligenze, piuttosto che a noi e alle nostre incoerenze.


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"Patto di misericordia"- Arrivederci Chiara...
14 marzo 2008

 

Chiara Lubich ha fatto ritorno alla casa del Padre: il suo viaggio terreno è terminato questa notte nella casa di Rocca di Papa (Rm) tra l'affetto dei cari e delle tante persone che sono accorse al suo capezzale per l'ultimo saluto. Una vita spesa per l'unità, la pace e la fratellanza tra i popoli e le culture, fondò il movimento dei Focolari con seguaci, ad oggi, in 87 Paesi del mondo. Il Papa la ricorda come colei che si è adoperata "per la comunione nella Chiesa, per il dialogo ecumenico e la fratellanza tra tutti i popoli" e credo che il cordoglio mondiale per questo arrivederci dia la dimensione dell'immensa opera compiuta da questa donna, umile serva nella vigna del Signore.
Personalmente mi sono spesso ritrovato a leggere e meditare sulla Parola di vita che mensilmente donava come riflessione su di un particolare passo della Bibbia, segno di quanto fosse radicata la sua fede e la sua opera sulla Parola di Dio; vorrei condividerne una che porto sempre nel cuore per l'adesione che manifesta alla "radicalità" dell'amore, in ogni ambito della vita a partire da quello più intimo della vita familiare cercando di vivere l'incontro con ogni uomo come se fosse il primo, nuovo, o meglio, rinnovato ogni giorno. Arrivederci Chiara...Dal cielo proteggi i nostri passi!

  "Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza" (1 Tim 6, 11).

Come fare a vivere tutte queste virtù nel nostro quotidiano?Forse potrà sembrare difficile attuarle una per una. Perché allora non vivere il presente con la radicalità dell’amore? Se uno vive il presente nella volontà di Dio, Dio vive in lui e se Dio è in lui, in lui è la carità. Chi vive il presente, secondo le circostanze, è paziente, è perseverante, è mite, è povero di tutto, è puro, è misericordioso perché ha l’amore nella sua espressione più alta e genuina; ama veramente Dio con tutto il cuore, tutta l’anima, tutte le forze; è illuminato interiormente, è guidato dallo Spirito Santo e quindi non giudica, non pensa male, ama il prossimo come se stesso, ha la forza della pazzia evangelica di "porgere l’altra guancia", di "andare per due miglia…".
"Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza".
L’esortazione è rivolta a Timoteo, fedele collaboratore di Paolo, suo compagno di viaggio e amico, confidente fino a diventare come un figlio. "Tu, uomo di Dio - gli scrive l’apostolo dopo aver denunciato orgoglio, invidie, litigi, attaccamento al denaro - fuggi queste cose", e lo invita a tendere ad una vita dove risplendono le virtù umane e cristiane.In queste parole riecheggia l’impegno assunto al momento del battesimo di rinunciare al male ("fuggi") e di aderire al bene ("tendi"). Dallo Spirito Santo viene la radicale trasformazione e la capacità e la forza per attuare l’esortazione di Paolo:
"Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza".
L’esperienza vissuta col primo gruppo di ragazze che a Trento nel 1944 diede vita al focolare, lascia intuire come si può vivere la Parola di vita, soprattutto la carità, la pazienza, la mitezza.Specie agli inizi non era sempre facile vivere la radicalità dell’amore. Anche fra noi, sui nostri rapporti, poteva posarsi della polvere, e l’unità poteva illanguidire. Ciò accadeva, ad esempio, quando ci si accorgeva dei difetti, delle imperfezioni degli altri e li si giudicava, per cui la corrente d’amore scambievole si raffreddava.Per reagire a questa situazione abbiamo pensato un giorno di stringere un patto fra noi e lo abbiamo chiamato "patto di misericordia".Si decise di vedere ogni mattina il prossimo che incontravamo - in focolare, a scuola, al lavoro, ecc. -, nuovo, nuovissimo, non ricordandoci affatto dei suoi difetti, ma tutto coprendo con l’amore. Era avvicinare tutti con questa amnistia completa nel nostro cuore, con questo perdono universale.Era un impegno forte, preso da tutte noi insieme, che aiutava a essere il più possibile sempre prime nell’amore, a imitazione di Dio misericordioso, il quale perdona e dimentica.                   Chiara Lubich

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